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È in orbita GREENCube, il primo micro-orto italiano

Il primo esperimento di orto spaziale è stato interamente progettato da un team italiano ed è in grado di garantire un ciclo completo di crescita di una particolare tipologia di verdura. Si chiama GREENCube ed è il primo orto in orbita attorno alla Terra. A progettarlo, un gruppo tutto italiano, formato da Enea, Università Federico […]

2 Agosto 2022 | Attualità, Innovazione

Il primo esperimento di orto spaziale è stato interamente progettato da un team italiano ed è in grado di garantire un ciclo completo di crescita di una particolare tipologia di verdura.
Si chiama GREENCube ed è il primo orto in orbita attorno alla Terra. A progettarlo, un gruppo tutto italiano, formato da Enea, Università Federico II di Napoli e Sapienza Università di Roma, nel ruolo di coordinatore e titolare di un accordo con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Il micro-orto è arrivato nello spazio lo scorso 13 luglio con il primo lancio del nuovo razzo Vega C dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), partito dalla base spaziale di Kourou (Guyana francese).
Si tratta di una coltura idroponica a ciclo chiuso alloggiata in un ambiente pressurizzato, fornita di illuminazione specifica, controllo di temperatura e umidità e sensori hi-tech per il monitoraggio e controllo da remoto dei parametri ambientali, della crescita e dello stato di salute delle piante, che trasmetterà a terra tutti i dati. Il micro-orto misura 30x10x10 centimetri e ha l’obiettivo di garantire un ciclo completo di crescita di micro-verdure selezionate fra quelle più adatte a sopportare condizioni estreme, in questo caso il crescione: i risultati saranno cruciali per valutare la risposta delle piante alle condizioni di stress estremo, al fine di utilizzarle come alimento fresco ed altamente nutriente nelle future missioni con astronauti a bordo.
La coltivazione in orbita di GREENCube misura l’efficienza in termini di volume e il consumo di energia, aria, acqua e nutrienti. Parallelamente, si svolge una coltivazione a terra in una copia del satellite per verificare gli effetti delle radiazioni, della bassa pressione e della microgravità sulle piante. Dal confronto tra i risultati dei due esperimenti sarà possibile valutare il comportamento delle microverdure in situazioni di stress estremo e la loro capacità di crescita: un risultato interessante per valutare la possibilità di avere alimenti freschi nelle missioni spaziali.
Spiega Luca Nardi del Laboratorio Biotecnologie dell’Enea: «La ricerca spaziale si sta concentrando sullo sviluppo di sistemi biorigenerativi per il supporto alla vita nello spazio. Le piante hanno un ruolo chiave come fonte di cibo fresco per integrare le razioni alimentari preconfezionate e garantire un apporto nutrizionale equilibrato, fondamentale per la sopravvivenza umana in condizioni ambientali difficili. I piccoli impianti di coltivazione in assenza di suolo come GREENCube possono svolgere un ruolo chiave per soddisfare le esigenze alimentari dell’equipaggio, minimizzare i tempi operativi ed evitare contaminazioni, grazie al controllo automatizzato delle condizioni ambientali».
Fonte foto: www.rinnovabili.it Credits: Enea
di Antonietta Vitagliano

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