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11 Settembre 2026 | Attualità

È morta Emma Bonino una donna che ha cambiato il mondo

Emma Bonino è stata una evoluzionaria-rivoluzionaria che ha cambiato la società italiana e influenzato il mondo. Commissaria europea, ministra degli Esteri, arrestata a ventisei anni per aborto clandestino: cinquant’anni di campagne hanno riscritto la legge italiana e in qualche caso anche quella internazionale.

Bonino ministra degli Esteri con John Kerry alla Farnesina nel maggio 2013

Emma Bonino è morta a Roma la mattina di venerdì 11 settembre, a 78 anni. Era la figura più riconoscibile del radicalismo liberale italiano, la corrente che ha portato il divorzio e l’aborto legale in un paese dove la Chiesa cattolica orientava (e in parte orienta ancora oggi) il voto. È stata commissaria europea per gli aiuti umanitari e ministra degli Esteri della Repubblica italiana.

In Italia una donna può interrompere la gravidanza in ospedale dal 1978 grazie a una legge che è il frutto di una stagione di disobbedienza aperta da Emma Bonino che nel 1975 si presentò alla polizia per autodenunciarsi del reato di procurato aborto. Aveva abortito clandestinamente e aveva aiutato altre donne a farlo nell’ambulatorio fiorentino del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, il gruppo che aveva fondato a Milano con la militante radicale Adele Faccio.

La polizia fece irruzione in quell’ambulatorio il 9 gennaio 1975, arrestò il ginecologo che vi lavorava e portò in questura tutte le donne presenti. Emma Bonino, responsabile della sede milanese, venne arrestata poco dopo. L’anno successivo il Partito Radicale si presentò per la prima volta alle elezioni politiche e lei entrò alla Camera dei deputati a ventotto anni con 12.855 preferenze. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza fu approvata nel 1978.

La scuola era quella di Marco Pannella, il leader radicale con cui Bonino condivise quarant’anni di campagne. Il partito violava apertamente le leggi che voleva cambiare, si autodenunciava davanti alle procure e portava poi la questione al referendum abrogativo e la sosteneva con il digiuno. Quel metodo nel 1974 aveva già salvato il divorzio introdotto quattro anni prima e sottoposto a un referendum che chiedeva di cancellarlo. Il fronte contrario all’abrogazione vinse con il 59,3 per cento.

Le campagne di Bonino uscirono presto dai confini italiani. Nel 1987 manifestò a Varsavia contro il regime comunista. A New York si fece arrestare per la distribuzione di siringhe sterili, vietate dalle norme americane contro il consumo di droga. Negli stessi anni si occupò di Tibet, di disarmo nucleare e della fame nel mondo.

Nel 1994 Bonino entrò nel Parlamento europeo dentro la coalizione di centrodestra di Silvio Berlusconi che l’anno dopo la indicò come commissaria europea. Tenne le deleghe alla pesca, alla politica dei consumatori e agli aiuti umanitari d’urgenza dal 1995 al 1999 nella Commissione presieduta da Jacques Santer e portò gli aiuti europei in Ruanda, in Bosnia e in Afghanistan. Nel settembre 1997 i talebani la fermarono per alcune ore dentro un ospedale femminile di Kabul, dove era arrivata con una delegazione europea e alcuni giornalisti. Le autorità contestavano le fotografie scattate alle pazienti.

Le due organizzazioni internazionali che Bonino contribuì a fondare, Nessuno tocchi Caino e Non c’è pace senza giustizia, lavorarono per anni su obiettivi che sembravano irrealizzabili. Il primo era una corte permanente per il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, nata a Roma nel 1998 con lo statuto della Corte penale internazionale. Il secondo era la sospensione universale delle esecuzioni capitali, che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite chiese agli Stati con la risoluzione sulla moratoria approvata nel 2007 su impulso italiano. Nel dicembre 2012 la stessa Assemblea chiese a tutti i governi di eliminare le mutilazioni genitali femminili, al termine di una mobilitazione che Bonino guidava da anni.

In Italia Bonino arrivò al governo due volte. Romano Prodi le affidò il commercio internazionale e le politiche europee dal 2006 al 2008, Enrico Letta gli Esteri dal 2013 al 2014. Le urne le furono meno generose. Nel 1999 si candidò alla presidenza della Repubblica in una campagna senza precedenti nella storia italiana e i manifesti la presentavano come “l’uomo giusto”. Il Parlamento elesse Carlo Azeglio Ciampi. Alle europee di un mese dopo la Lista Bonino raccolse l’8,5 per cento, il risultato più alto mai ottenuto dai radicali.

Bonino parlava sette lingue. L’arabo lo imparò al Cairo, dove visse quattro anni e insegnò all’Università Americana del Cairo.

L’ultima costruzione politica di Bonino fu +Europa, la formazione europeista e liberale nata alla fine del 2017. Con quel simbolo vinse il collegio uninominale di Roma alle elezioni del 2018 ed entrò al Senato. Nel 2022 non venne rieletta. Nel 2024 la lista Stati Uniti d’Europa, costruita con Matteo Renzi, restò sotto la soglia di sbarramento delle elezioni europee.

Il tumore al polmone arrivò nel 2015. Bonino ne parlò pubblicamente fin dalla diagnosi e nel 2023 disse di essere guarita. Restarono i problemi respiratori che la riportarono in ospedale più volte. Il 7 settembre un’insufficienza respiratoria la fece ricoverare in codice rosso al Santo Spirito di Roma. I medici la tennero in terapia intensiva per tre giorni e giovedì la trasferirono in una struttura privata, dove è morta la mattina seguente.

Negli ultimi anni Bonino avvertiva che nessuna conquista si conserva da sola. “Mai dare per scontato che i diritti arrivano da sé”, ripeteva. Le leggi che ha contribuito a scrivere restano in vigore in Italia e alle Nazioni Unite. Il partito che ha fondato conta oggi due deputati su quattrocento e nessun senatore.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/giorgio-tedeschi/" target="_self">Giorgio Tedeschi</a>

Di Giorgio Tedeschi

Direttore di Telepress dalla sua fondazione, ho realizzato centinaia di servizi trasmessi in Italia e nel mondo da decine di televisioni tra cui BBC, CNN, RSI, dal circuito di Tv pubbliche Europee e in Italia da Rai e Mediaset. Sono stato direttore di testate del Gruppo Itedi (La Stampa) Radio Nostalgia e Agenzia giornalistica AGB (sito La Stampa). Ho lavorato tra gli altri per Radio Popolare, Millecanali, Panorama, La Repubblica, Auto oggi, Lei Ho curato il lancio o il rilancio dei settimanali Vita, Cuore, Diario e nel 2002 di Pubblicità Italia e del progetto editoriale della televisione de Il Sole 24 Ore.