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18 Marzo 2007 | Economia

E ora la settimana dei destini di Telecom e Fastweb

Il mondo delle telecomunicazioni si prepara a una settimana cruciale con al centro il destino di Telecom Italia e Fastweb. Giovedì parte l’Opa amichevole di Swisscom su Fastweb. 37 miliardi di euro di valore con azioni a 47 euro, attualmente valutate meglio dalla Borsa. Si attende di vedere se arrivano in extremis rilancio o controfferte. Il Cda di Fastweb ha preso atto del carattere “amichevole” dell’opa e in una nota ha indicato “le buone opportunità di sviluppo che tale offerta presenta per l’azienda e auspica che Swisscom provveda al più presto alla comunicazione dell’offerta pubblica di acquisto”. Carsten Schloter, presidente della direzione di Swisscom, ha spiegato perchè il gruppo vuole entrare in Italia: “è uno dei mercati più attrattivi d’Europa nella tecnologia a banda larga”. L’obiettivo minimo della società è il 50 % più un’azione. Sul buon esito dell’affare pesa sicuramente la posizione dell’azionista di riferimento e fondatore della società milanese Silvio Scaglia . Che appare ben disposto visto che «si impegna a consegnare le proprie azioni”, un pacchetto pari al 18,75 %, a Swisscom, definendo «di estremo interesse» la proposta, si legge nella nota diffusa al termine della seduta del cda di Fastweb. “Swisscom sta investendo in Fastweb con il chiaro obiettivo di sviluppare ulteriormente i vantaggi competitivi di Fastweb, la posizione di leadership tecnologica e per espandere il suo portafoglio di offerte”, aggiunge il comunicato di Scaglia. Dunque, «salva l’ipotesi che intervengano offerte concorrenti migliorative”. Dell’operazione è stato arteficie proprio Scaglia che ha fatto per un po’ il frontaliero con la Svizzera per portare a casa l’operazione, Non aveva fatto mistero peraltro di cercare acquirenti per la sua quota nell’azienda. In ipotesi c’era un intervento di Vodafone o di Sky, anche loro date per interessate alla compagnia milanese di telecomunicazioni. Ma per ora nulla si è concretizzato. Anzi entrambe le società hanno negato un interesse nell’acquisizione. Anche l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris , cui fa capo il gruppo Wind , ha dichiarato che non intende fare offerte su Fastweb. La stessa Mediaset è sembrata lontana dalla possibiità di un rilancio anche se il presidente Fedele Confalonieri ancora giovedì scorso ha tagliato corto con un «valutiamo, nulla è escluso» che ha fatto sì che a Piazza Affari ci fosse un po’ di fibrillazione. Ma è da ritenere che una opzione su Fastweb Mediaset l apossa porre solo se il suo colpo grosso, cioè Telecom Italia, non andasse in porto. E proprio il destino di Telecom Italia è l’altro evento della settimana. Potrebeb essere questione di ore. Potrebbe essere un intervento delle banche a chiudere la questione dopo la rinuncia all’opzione spagnola di Telefonica e la messa in vendita della partecipazione detenuta da Pirelli in Olimpia. Il presidente di Telecom Guido Rossi e quello di Telefonica Cesar Alierta dovrebbero tornare a incontrarsi per parlare di una eventuale collaborazione il 20 marzo, ma non si attende un rilancio dell’offerta spagnola. Bloccata una soluzione che comunque era incentrata su un progetto industriale come l’alleanza con un altro gigante delle tlc con un comune interesse per l’America latina, le banche si sono messe in corsa per il riassetto dell’azionariato Telecom. Il mondo della finanza del resto è stato sollecitato da più parti, compreso il mondo politico, a farsi carico dell’empasse in cui si trova la ristrutturazione dell’azionariato Olimpia , che tuttavia non attraversa una crisi finanziaria. Con le azioni che il venditore non vorrebbe far scendere sotto i 3 euro. Un’empasse da cui nei prossimi giorni si potrebbe uscire con una soluzione che dovrebbe comunque vedere una parità di trattamento tra azionisti, che è la condizione posta da Pirelli, in una nota diffusa venerdì che spiega come «saranno prese in considerazione le proposte e le offerte”, purchè “risulti assicurato a parità di condizione il soddisfacimento dell’interesse di tutti gli azionisti di Pirelli “. Precisazione che sembra nei fatti smentire il possibile successo di un soluzione che secondo alcune fonti prevedeva la scissione di Pirelli e il conferimento di cash esclusivamente a Camfin. Secondo fonti finanziarie sono due le cordate bancarie che si sono messe in movimento per trovare una soluzione aperta magari ad altri soggetti o imprenditori italiani: quella guidata da Intesa Sanpaolo e quella che fa capo all’asse Mediobanca- Capitalia con Generali . A giudizio di alcuni osservatori le due cordate potrebbero confluire in una sola, sul modello dell’operazione di ‘salvataggio della Fiat’, con l’indicazione di un nuovo manager che condividerebbe con il presidente Rossi la responsabilità del rilancio.

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