L’educazione digitale ha un impatto misurabile e concreto su bambini, adolescenti, famiglie e scuola: è quanto emerge dalla valutazione d’impatto di NeoConnessi, l’iniziativa promossa da Wind Tre sulla sicurezza digitale dei minori. Il programma educativo è stato avviato nel 2018, in collaborazione con la Polizia di Stato, e da allora sono stati formati oltre 10.600 docenti in più di 7.500 scuole, raggiungendo due milioni di famiglie.
Lo studio di Triadi
Lo studio realizzato da Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, evidenzia che le competenze digitali degli studenti della scuola primaria crescono di 8 punti percentuali dopo il percorso formativo, mentre gli adolescenti delle scuole medie migliorano nella gestione dello screentime e nella capacità di riconoscere rischi e contenuti online. Parallelamente, quasi 9 studenti su 10 registrano un cambiamento positivo nelle abitudini digitali dei genitori.
I dati mostrano che bambini e adolescenti vivono un’esposizione continua al digitale: il 72% usa Internet per fare ricerche e il 26% ha già sperimentato strumenti di AI. Tuttavia, un bambino su 4 non riconosce rischi fondamentali come fake news, mentre 3 su 4 non hanno consapevolezza di screentime eccessivo, deepfake e condivisione impropria dei dati personali. Anche le famiglie appaiono fragili: 3 su 4 non si sentono sicure nel guidare i figli e le figlie nell’uso della tecnologia.
Come agiscono le fake news
A proposito di fake news, il progetto NeoConnessi ha dedicato al tema un approfondimento online per sottolineare l’importanza di educare i bambini a riconoscerle. Le notizie false sono costruite per colpire le emozioni ed essere condivise in fretta. I ragazzi sono particolarmente vulnerabili perché il loro pensiero critico è ancora in fase di sviluppo, mentre la risposta emotiva è già pienamente attiva. A questo si aggiunge il desiderio di appartenenza tipico dell’età: credere a una notizia che “tutti sanno” fa sentire parte del gruppo.
L’analisi spiega che gli algoritmi dei social amplificano questo meccanismo, costruendo intorno ai ragazzi una “bolla” che conferma solo ciò in cui credono già, un fenomeno legato alle echo chambers. Nell’era dell’IA, inoltre, il rischio si estende ai deepfake, video in cui persone reali sembrano dire cose mai avvenute, sempre più difficili da riconoscere per gli adulti.
Gli strumenti per contrastare i rischi del digitale
Secondo chi ha condotto la ricerca, non basta denunciare i rischi. L’essenziale è costruire strumenti. Gabriele Guzzetti, direttore di Triadi, dice: “La valutazione d’impatto di NeoConnessi mostra che il programma funziona su tutti e tre i livelli: gli studenti migliorano le competenze digitali e imparano a riconoscere rischi che prima ignoravano, dal cyberbullismo ai deepfake, dallo sharenting alla gestione dei dati personali; i docenti si sentono più preparati; le famiglie acquisiscono strumenti concreti per accompagnare i figli.
Ciò che colpisce di più – prosegue Guzzetti – è l’effetto che va oltre la scuola: l’89% dei ragazzi nota un uso più corretto e sicuro del digitale anche da parte dei genitori. In un contesto in cui circa tre famiglie su quattro non si sentono sicure nel guidare i figli online, l’educazione digitale strutturata dimostra di poter produrre risultati concreti e misurabili”.
*Foto di Compare Fibre su Unsplash

