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31 Luglio 2008 | Innovazione

Giornalisti ribadiscono posizione contro ddl intercettazioni

“Nessuna pretesa dei giornalisti di avere mano libera per un’opera devastatrice nei confronti delle persone bensì per garantire il diritto di cronaca non ‘per mera curiosita’ voyeuristicà ma per dar conto di ‘fatti oggettivamente rilevanti per la comunita” come ha sostenuto recentemente il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano”: lo ribadiscono i dirigenti di categoria dei giornalisti all’indomani dell’incontro con la Commissione Giustizia della Camera e la sua presidente, Giulia Bongiorno, riguardo al ddl sulle intercettazioni. Il Presidente ed il Segretario generale della Fnsi, Roberto Natale e Franco Siddi, e il Presidente ed il Segretario dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca ed Enzo Jacopino assieme al Presidente dell’Unione cronisti, Guido Columba, hanno esposto i disagi, e i veri e propri dissensi, nei confronti di quei punti del ddl che “colpiscono così duramente l’attività giornalistica fino a prevedere il carcere”. Negli atti delle inchieste è stato sottolineato da Fnsi e Ordine, possono esserci elementi tutelati dalle norme sulla privacy (affetti, salute e sfera sessuale) che, se pubblicati, vanno giustamente sanzionati avendo come strada maestra quella della magistratura deontologica. Ma – spiegano – tutte le altre notizie, invece, vanno pubblicate. I nodi fondamentali da sciogliere sono: ” Quali siano gli atti che vanno inclusi nei fascicoli di inchiesta, i tempi della secretazione non illimitata e l’abolizione di ogni possibilità di informare prima della udienza preliminare. Che in Italia può significare anche dopo anni ed anni”. I rappresentanti della categoria hanno ricordato che le norme proposte appaiono “contrarie al primario interesse dei cittadini ad essere correttamente e tempestivamente informati da notizie a conoscenza del giornalista , anche se coperte dal segreto che altri in campo giudiziario dovrebbero custodire. Si tratta di trovare un equilibrio tra vari interessi e diritti in gioco tenendo nella giusta considerazione l’articolo 21 della Costituzione e l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.  

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