Che cosa rende uno chef una persona influente? Non soltanto le stelle, le recensioni o la capacità di riempire il proprio ristorante. Oggi il peso di un cuoco si misura anche dalla sua capacità di incidere sul modo in cui si parla di cucina, di far crescere un territorio, di costruire impresa, di formare comunità, di usare il proprio lavoro per raccontare un’idea di Paese.
Sono questi i criteri alla base della nuova edizione della Top 25 Most Powerful Chef di Forbes Italia, la classifica dedicata ai cuochi e alle cuoche che nel 2026 stanno avendo un ruolo rilevante nel panorama gastronomico italiano. Un riconoscimento che guarda oltre il singolo piatto e prova a leggere la cucina come sistema: ristorazione, accoglienza, filiera, comunicazione, identità locale, lustro internazionale.
La selezione, curata da Maddalena Fossati Dondero, direttrice di La Cucina Italiana, è stata presentata alle Cantine Bellavista di Erbusco, in provincia di Brescia, durante una serata organizzata da Forbes Italia. L’idea di fondo è che la cucina italiana contemporanea non sia più rappresentata soltanto dai grandi ristoranti, ma da figure capaci di trasformare il loro lavoro in un racconto più ampio.
Al primo posto della classifica c’è la famiglia Cerea, riferimento dell’ospitalità italiana con il ristorante Da Vittorio di Brusaporto, in provincia di Bergamo. Una scelta che premia non solo la continuità di una storia familiare lunga sessant’anni, ma anche la capacità di portare nel mondo un modello di accoglienza riconoscibile, fondato su cucina, sala, servizio e visione imprenditoriale.
Alle loro spalle, in ex aequo, compaiono Norbert Niederkofler e Niko Romito. Il primo viene premiato per il lavoro sulla cucina di montagna, trasformata in filosofia attorno a territorio, sostenibilità e formazione. Il secondo per il ruolo costruito in Abruzzo e per una cucina italiana essenziale, esportata a livello internazionale senza perdere il legame con Castel di Sangro.
La classifica tiene insieme profili molto diversi. Ci sono nomi storici dell’alta cucina, come Carlo Cracco, Massimiliano Alajmo, Enrico Crippa, Mauro Uliassi, Nadia e Giovanni Santini o Heinz Beck. Ci sono cuochi che hanno dato una nuova centralità ai territori, come Ciccio Sultano in Sicilia, Gennaro Esposito nel Sud Italia, Antonia Klugmann in Friuli Venezia Giulia o Moreno Cedroni nelle Marche. E ci sono figure che hanno ampliato il campo della ristorazione, dalla divulgazione televisiva di Alessandro Borghese alla trattoria contemporanea di Cesare Battisti, fino alla crescita imprenditoriale di progetti come quello di Michele De Liguoro.
La presenza femminile è rappresentata, tra le altre, da Chiara Pavan, premiata per il lavoro su sostenibilità e ambiente, da Antonia Klugmann, interprete di una cucina essenziale e territoriale, e da Jessica Rosval, chef canadese che ha trovato in Italia il luogo da cui sviluppare una lettura personale e contemporanea della nostra tradizione.
La Top 25 Most Powerful Chef 2026 comprende:
– Famiglia Cerea
– Norbert Niederkofler, ex aequo
– Niko Romito, ex aequo
– Carlo Cracco
– Giancarlo Perbellini
– Massimiliano Alajmo
– Chiara Pavan
– Antonia Klugmann
– Alessandro Borghese
– Ciccio Sultano
– Moreno Cedroni
– Andrea Aprea
– Jessica Rosval
– Davide Oldani
– Enrico Crippa
– Mauro Uliassi
– Gennaro Esposito
– Riccardo Monco
– Nadia e Giovanni Santini
– Heinz Beck
– Cesare Battisti
– Antonio Guida
– Andrea Antonini
– Salvatore Bianco
– Michele De Liguoro
– Enrico Bartolini
Accanto alla classifica principale sono stati assegnati anche alcuni premi speciali. Antonino Cannavacciuolo e Massimo Bottura hanno ricevuto il riconoscimento di Maestri della Cucina Italiana: il primo per aver reso l’alta cucina più vicina al grande pubblico, il secondo per aver contribuito a imporre l’idea della cucina come linguaggio culturale. Premi speciali anche a Bruna e Rossella Cerea per l’ospitalità, a Paolo Casagrande per l’eccellenza italiana all’estero, a Franco Pepe per il lavoro sulla pizza come destinazione gastronomica e a Enrico Buonocore per la visione imprenditoriale.

