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17 Novembre 2023 | Attualità, Economia

Gli expat? Frenare gli incentivi non conviene

Il Governo ha deciso di limitare il supporto al rientro degli Italiani che erano andati all’estero per ricerca o per lavoro. Maria Cristina Origlia, presidente del Forum della Meritocrazia, spiega a Telepress perché non conviene al Sistema-Paese.

Il problema dei “cervelli in fuga” dall’Italia spunta ciclicamente fra gli argomenti di discussione di sociologi e politici. Di certo, emerge con forza in questo momento in cui il Governo Meloni ha approvato in via preliminare il decreto attuativo della riforma della fiscalità internazionale, facendo di fatto saltare i piani di chi aveva pianificato (o stava pianificando) un rientro “a casa” sulla base di determinati benefici e si è ritrovato con le carte cambiate in tavola (e magari anche in tasca). 
L’allontanamento dall’Italia per motivi di studio e di ricerca, peraltro, si accompagna ad analogo trasferimento per motivi di lavoro di professionisti della libera impresa. Il risultato è un Paese che fa studiare i suoi ragazzi e non beneficia a pieno dei loro talenti, “regalando” la loro preparazione ad altri Stati, in grado di valorizzarla in maniera più adeguata dal punto di vista economico. Per cercare di “invertire la rotta” di questo fenomeno, alla fine degli anni Dieci i Governi italiani hanno cercato di riportare in patria “quelli bravi”, disponendo alcuni benefici economici e fiscali in grado di ingolosirli.
 

Impatriati

Sconti sull’Irpef per 10 anni, in primis, (fino al 90% per i cervelli in fuga propriamente detti, cioè scienziati e ricercatori; fino al 70% per tutti gli altri); regimi ulteriormente agevolati per chi decidesse di tornare al Sud… Si comincia nel 2010 con il regime fiscale “Controesodo”, seguito dal decreto “Impatriati” nel 2015, fino ad arrivare al Dl Crescita del 2019. Il meccanismo ha funzionato e ha generato un circolo virtuoso importante: secondo l’Istat fra il 2015 e il 2021 sono tornati in Italia 356mila Italiani. E gli Italiani che tornano comportano anche il ritorno delle loro tasse, dei loro contributi pensionistici e delle loro famiglie, a contrastare l’evasione fiscale, la crisi del sistema pensionistico e il calo demografico.
 

L’attuale riforma della fiscalità internazionale

Il Governo Meloni ha da poco stabilito che gli sconti per gli expat erano troppo prolungati e troppo estesi, perciò ha proposto una riforma che lascia fondamentalmente (ancorché ridotti) quelli agli studiosi e non ai manager privati. Così, gli oltre 2 mila espatriati italiani appena rientrati si sono sentiti traditi, anche perché hanno lasciato casa e un lavoro assai ben pagato all’estero facendo conto su dei benefici che sono scivolati via. Ce lo conferma Maria Cristina Origlia, presidente del Forum della Meritocrazia: “L’iniziativa governativa parte male quando distingue scienziati da un lato e manager dall’altro. Le precedenti politiche per favorire il rientro dei connazionali volevano proprio migliorare l’intelligenza collettiva e il Sistema Paese. Siamo i primi a comprendere il valore della ricerca scientifica, ma per far crescere un Paese anche le imprese che creano posti di lavoro sono importanti e altrettanto lo sono i manager che li guidano”. 
 

Senza incentivi non si torna

Fra le varie spiegazioni date alla stretta c’è stata anche quella di evitare che a sfruttare lo scivolo per il rientro fossero anche categorie che non centravano, come i calciatori. “Per quello era sufficiente mantenere il tetto al reddito di 600mila euro annui, che correttamente è stato proposto. Bloccare i manager significa bloccare lo sviluppo del Paese. Come Forum della Meritocrazia abbiamo realizzato un’indagine, assieme a chEuropa e Tortuga Think Tank, dal titolo “Bentornata, Italia!”: hanno risposto in 400, rimpatriati in maggioranza tra il 2016 e il 2023. Sono perlopiù persone con un alto profilo di studi e un’età compresa tra i 26 e i 45 anni. Due terzi di loro non sarebbero tornati senza incentivi o avrebbero ritardato il rientro. E se parliamo di chi lavora nel settore privato, la percentuale sale a tre quarti”.
 

L’evento

Per saperne di più a partire dalla survey è stato creato  l’evento “Bentornata Italia”, il 30 novembre. Per registrarsi: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-bentornata-italia-ma-le-aziende-italiane-sono-pronte-al-controesodo-743214964967. Un’ottima occasione per sapere cosa fare.
di Daniela Faggion
 
Chi farà rientrare i cervelli in fuga? ph: Anestiev

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