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28 Maggio 2007 | Attualità

Hugo Chavez ottiene la chiusura della tv Rctv

Un altro colpo alla libertà d’espressione è stato inferto e un altro punto a favore della censura dei media è stato inferto dalla decisione del presidente venezuelano Hugo Chavez (nella foto) di non rinnovare la concessione a Rctv. L’emittente privata è la più antica, non solo del Venezuela, ma di tutta l’America Latina, e dopo 53 anni è costretta a chiudere i battenti a favore della Televisione venezuelana sociale (Tves) per aver sferrato presunte accuse nei confronti del presidente Chavez e del governo in carica. Marcel Granier, presidente della holding 1Bc che controlla Rctv, ha lanciato l’ultimo appello durante l’ultima puntata del programma mattutino Entrevista, affermando che “non perdiamo la speranza su fatto che Chavez reagisca con buonsenso; sono troppe le illegalità, gli abusi, le discriminazioni e gli oltraggi che si commetteno (…) lui ha la possibilità di correggere questo atteggiamento (…) speriamo in ciò e nella Vergine Santissima”.  Gladio Lares, presidente dell’emittente, ha intanto assicurato che “a partire da domani cercheremo un’alternativa per continuare a giungere nelle case dei venezuelani”, riferendosi alla possibilità di entrare nel sistema della tv via cavo.  La questione ha suscitato la reazione della Società interamericana della stampa (Sip), organizzazione che raccoglie editori e direttori di giornali del continente, e del suo presidente Rafael Molina che ha affermato che “questa volta siamo venuti per una missione sommamente delicata e perfino pericolosa per la libertà di espressione nel continente data dal fatto che questa notte scade la concessione per poter trasmettere di Rctv”.  Al riguardo Maria Alejandra Diaz, direttrice per la Responsabilità sociale del ministero della Comunicazione, ha considerato che “le dichiarazioni della Sip rappresentano una ingerenza ostile a politica e leggi del Venezuela”. La responsabile ha anche avvertito i media venezuelani di “non pubblicare queste argomentazioni perché (…) incitano a non riconoscere la legislazione venezuelana”.

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