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I danni di Capodanno

Oltre al dolore per la tragedia di Crans Montana, l’Italia fa i conti con morti e feriti che ogni inizio anno si contano a causa di botti e colpi di arma da fuoco. Un problema non solo italiano La notte di Capodanno continua a lasciare dietro di sé un bilancio fatto non solo di festeggiamenti, […]
sylvester-Till_Frers_Photography

13 Gennaio 2026 | Ambiente

Oltre al dolore per la tragedia di Crans Montana, l’Italia fa i conti con morti e feriti che ogni inizio anno si contano a causa di botti e colpi di arma da fuoco. Un problema non solo italiano

La notte di Capodanno continua a lasciare dietro di sé un bilancio fatto non solo di festeggiamenti, ma anche di morti, feriti e conseguenze ambientali rilevanti. La tragedia di Crans Montana è stata terribile e lascerà a lungo un segno nella coscienza nazionale. Nel dramma di morti e feriti, si può almeno riconoscere che non sia stato un episodio consueto. Ogni anno, invece, è purtroppo consueta la conta dei morti e dei feriti per l’uso di petardi, fuochi d’artificio e armi da fuoco. Con l’inizio di questo 2026, in particolare, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, si sono registrati un decesso e 283 feriti, con decine di persone che hanno riportato lesioni gravi e numerosi interventi dei vigili del fuoco per incendi e situazioni di pericolo legate agli scoppi.

Questi numeri si collocano purtroppo in una tendenza ormai consolidata. La Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) monitora da anni le conseguenze dei botti di fine anno e stima che tra il 2012 e il 2026 in Italia ci siano stati complessivamente 8 morti e 4.086 feriti gravi a causa di petardi, fuochi pirotecnici e proiettili vaganti utilizzati nella notte di San Silvestro. Un bilancio che fotografa un fenomeno costante, con ricadute che vanno oltre la cronaca degli incidenti.

Accanto al fronte sanitario, SIMA richiama infatti l’attenzione sull’impatto ambientale concentrato nelle ore immediatamente successive alla mezzanotte più attesa. Le centraline per la qualità dell’aria registrano ogni anno un’impennata improvvisa delle polveri sottili, con valori medi giornalieri che arrivano quasi a triplicare il limite di 50 microgrammi per metro cubo. Nella prima ora del nuovo anno, in alcune aree urbane si raggiungono picchi attorno ai 1.000 microgrammi per metro cubo, pari a un aumento di circa il 1.900% rispetto ai livelli massimi consentiti.

Le emissioni non riguardano solo il particolato. L’esplosione massiccia di botti e fuochi d’artificio comporta anche il rilascio in atmosfera di diossine e altre sostanze potenzialmente tossiche, che possono ricadere al suolo sotto forma di deposizioni acide, con possibili effetti su terreni agricoli, corsi d’acqua e falde. Secondo le stime della società scientifica, in una città di medie dimensioni, i fuochi esplosi nella sola notte di Capodanno possono generare un carico di emissioni nocive paragonabile a quello prodotto in un anno da circa 120 inceneritori.

Alla nube di inquinanti si somma il problema dei residui solidi. SIMA calcola che tra le 3 e le 6 tonnellate di resti di botti e fuochi d’artificio rimangano ogni anno nelle strade e nelle piazze italiane dopo la notte di San Silvestro. Si tratta di rifiuti complessi, composti in larga parte da cartone, plastica, legno o argilla, mescolati a polveri pirotecniche, e quindi difficili da avviare a un corretto riciclo. Nello stesso contesto, l’associazione richiama anche l’impatto sugli animali, stimando che migliaia di esemplari, domestici e selvatici, muoiano ogni anno per cause dirette o indirette riconducibili agli scoppi.

Anche a livello europeo, le celebrazioni pirotecniche di fine anno rappresentano da anni un problema per la salute pubblica e l’ordine pubblico. Nei Paesi Bassi, ad esempio, ci sono stati centinaia di feriti e almeno due morti in occasione del Capodanno 2026, con episodi di violenza urbana e incendi legati all’uso improprio di botti: anche per questo il governo olandese ha avviato un processo per vietare in futuro la vendita di fuochi d’artificio ai privati. In Germania, in occasione del Capodanno 2025, almeno cinque persone morirono in incidenti legati ai fuochi d’artificio, con numerose richieste di restrizioni sul loro uso, in particolare per quelli illegali o autocostruiti.

La questione dell’incidentalità da fuochi d’artificio negli stati membri dell’Unione europea non è nuova: analisi e studi precedenti indicano che, anche se le modalità di raccolta dei dati variano tra Paesi, gli incidenti annuali collegati all’uso di petardi e fuochi pirotecnici possono raggiungere decine di migliaia di casi, comprendendo ustioni, traumi agli arti e agli occhi e altre lesioni che richiedono cure ospedaliere.

Oltre alla tradizione europea legata al passaggio tra un anno e l’altro, molte culture nel mondo celebrano il nuovo anno secondo altri calendari, come nel caso del Capodanno cinese o lunare, festeggiato in Cina e in molte parti dell’Asia. In queste occasioni l’uso di fuochi d’artificio e petardi è estremamente diffuso e concentrato in periodi di festeggiamenti che durano diversi giorni o settimane. Studi epidemiologici e rapporti sulla sicurezza nel continente asiatico indicano che i fuochi d’artificio durante il periodo delle celebrazioni lunari causano un numero significativo di feriti ogni anno, sebbene non esistano dati aggregati comparabili a livello globale su morti e feriti specifici per il Capodanno cinese.

Nel complesso, i dati nazionali e internazionali mostrano che l’uso diffuso di botti e fuochi pirotecnici in occasione di festività pubbliche continua a essere associato a un numero rilevante di feriti e decessi, evidenziando il ruolo centrale della prevenzione, della regolamentazione e delle campagne di sensibilizzazione per ridurre i rischi legati a questi materiali esplosivi.

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Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.