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27 Aprile 2023 | Attualità, Economia

I dati del PNRR finalmente aggiornati (ma non del tutto)

Mentre il ministro per gli Affari europei e per il PNRR, Raffaele Fitto, annuncia “obiettivi da rimodulare” e “una relazione complessiva” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il mese di maggio, a lungo il sito ufficiale Italia Domani ha restituito un quadro assai parziale di dati e numeri. Ma dopo lunghe insistenze delle associazioni per l’open data qualcosa è cambiato.

“Ci sono alcuni obiettivi da rimodulare”. Così, dopo settimane di attesa, il ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, ha parlato di PNRR di persona, al Senato, sottolineando che “l’interlocuzione con la Ue è per mantenere gli obiettivi” e i finanziamenti “garantendo la loro realizzazione entro il 2026”. Nel suo intervento il ministro ha anche anticipato che “nel mese di maggio il Governo presenterà una relazione complessiva sul PNRR, con aspetti specifici, che sarà una fotografia dettagliata sui singoli obiettivi, per costruire una dinamica di confronto”. Un annuncio che sembra voler mettere fine, almeno per un po’, all’aspra polemica dei mesi scorsi in relazione alle poche informazioni a disposizione dei cittadini in merito al divenire del Piano. Ma facciamo qualche passo indietro.

Ad aprile 2023 finalmente un buon numero di dati

Mentre Telepress seguiva il lavoro delle associazioni civili per l’open data e le loro istanze in merito alla parziale pubblicazione dei dati del PNRR, c’è stata un’improvvisa comparsa di numeri e di nomi finalmente disponibili sul sito ufficiale del Piano, Italia Domani. Noi avevamo già chiesto allo staff del ministro Fitto una dichiarazione relativa al divario fra i dati accessibili a tutti e quelli – molto più corposi – indagati dalla Corte dei Conti: la dichiarazione non è arrivata, ma con una telefonata del 17 aprile siamo stati rassicurati che la vicenda veniva trattata. E in effetti qualcosa si è mosso e, prima ancora dell’annuncio della “relazione”, il 18 aprile un tweet di OnData aveva annunciato un consistente aumento delle pubblicazioni online sul sito di Italia Domani. La nostra ricostruzione era partita, ancora prima, da una newsletter di Open Polis che, fra marzo e aprile, annunciava il ricorso al Riesame da parte della stessa associazione in merito ai dati sul PNRR: stando a un’indagine della Corte dei Conti i progetti avviati fino a inizio aprile con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza erano compresi fra i 70 e gli 80mila, ma il sito Italia Domani dedicato al piano stesso ne riportava poco più di 5000, con solo quattro gare (ma proprio quattro di numero) evidenziate.

Il decreto di Draghi

Insieme al presidente di OnData, Andrea Borruso, Telepress ha allora cercato di capire come fosse possibile che i dati resi pubblici fossero così pochi rispetto a quelli trovati dalla Corte dei Conti. Quest’ultima – è vero – ha strumenti ispettivi diversi dalle associazioni civili come Open Polis, Ondata, Action Aid, Osservatorio Civico PNRR, Dati Bene Comune… Ma è pur vero che lo stesso Mario Draghi aveva reso obbligatorio per decreto (15 settembre 2021) la pubblicazione di questi numeri e nomi“. Si legge all’articolo 1 della norma: “Il presente decreto definisce le modalità, le tempistiche e gli strumenti per la rilevazione dei dati di attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativa a ciascun progetto finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di cui al regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo, nonché dei milestone e target degli investimenti e delle riforme e di tutti gli ulteriori elementi informativi previsti nel Piano necessari per la rendicontazione alla Commissione Europea”. Peccato che poi nel corso di un altro anno di Governo Draghi e nei successivi sei mesi di Governo Meloni poco si sia mosso. “La Pubblica Amministrazione è sempre lenta”, ci ha spiegato Borruso, “ma se ci sono soggetti con i quali interloquire è possibile, ci sono anche oggetti in merito ai quali sembra impossibile avere risposte“. E il PNRR è stato finora uno di questi.

L’opinione della Corte dei Conti

Open Polis aveva sollevato la questione sia ai tempi del Governo guidato da Draghi, sia poi con il Governo Meloni, ricevendo la conferma in questo secondo caso che tutto fosse online. Fino all’inizio di aprile 2023, però, erano visibili sul sito ufficiale del PNRR, come abbiamo rilevato, appena 4 gare e poco più di 5000 progetti mentre secondo i dati della Corte dei Conti il numero complessivo dei progetti risultava almeno superiore ai 70.000. La stessa disamina dell’organo di controllo, peraltro, dava conto di almeno quattro problematiche, come ci ha fatto notare il presidente di OnData, Andrea Borruso:
“Nel rapporto si legge con chiarezza che:
➡ non è possibile conoscere gli importi stanziati su base annuale per ogni singolo intervento. Si tratta di una mancanza di una certa rilevanza
➡ non è neppure dato rilevare in che percentuale ogni riforma e ogni investimento del PNRR contribuisce alle 3 priorità trasversali del Piano
➡ sarebbe inoltre auspicabile piena attuazione del principio di “interoperabilità” tra ReGiS e sistemi “locali”
➡ le evidenze contenute nel sistema informativo ReGiS non restituiscono ancora in modo puntuale l’immagine dell’effettivo avanzamento finanziario del Piano”.
E così Open Polis era tornata alla carica con un ricorso al Riesame.

Più piattaforme, più dispersione

Come si legge sul sito di Area RGS, che raggruppa le piattaforme e i servizi della Ragioneria Generale dello Stato, “ReGiS è la piattaforma unica attraverso cui le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, gli Enti Locali ed i soggetti attuatori, possono compiere tutta una serie di operazioni per rispettare gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo delle misure e dei progetti finanziati dal PNRR”. La stessa utilizzata da ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Quindi, l’idea di un sito ad hoc per i dati del PNRR come Italia Domani “è stata buona ma ha anche duplicato il lavoro, che infatti è rimasto molto indietro”, considera sempre Borruso. Ora, possiamo immaginare che la pressione delle associazioni abbia accelerato la procedura di pubblicazione. “È sicuramente finita l’emergenza informativa e di questo siamo contenti”, commenta Borruso, “ma sono dati da cui è ancora molto difficile capire lo stato di avanzamento dei progetti e chiederemo che vengano arricchiti in tal senso”.

Report o dialogo?

Anche l’annuncio di “una relazione complessiva” è meno rassicurante di quanto si potrebbe immaginare. Fitto immagina infatti, nelle sue parole, “una fotografia dettagliata sui singoli obiettivi, per costruire una dinamica di confronto. Il lavoro che stiamo facendo è attento e certosino, non per aprire un dibattito sui problemi ma per immaginare soluzioni”. Il rischio da scongiurare è che si lavori con report “calati dall’alto”, anziché con un cruscotto permanente navigabile, aggiornato e affidabile, come vorrebbe la logica degli open data, che guarda all’accesso dei dati come forma di partecipazione democratica.

di Daniela Faggion

Open Data

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