Il desiderio di paternità
Secondo il Pew Research Center, il 62% degli uomini della Gen Z tra i 18 e i 29 anni dichiara di voler avere figli in futuro. In Italia il dato è in linea: un’indagine della Fondazione per la Natalità con l’Istat indica che quasi il 70% dei giovanissimi tra gli 11 e i 19 anni desidera figli, e oltre l’80% ne immagina almeno due. Il tutto in un Paese che nel 2024 ha registrato circa 370.000 nascite, tra i livelli più bassi di sempre.
Ciò che cambia rispetto alle generazioni precedenti non è tanto il desiderio in sé, quanto il modello di paternità immaginato. Una ricerca europea mostra che circa sette Gen Z su dieci vogliono figli — più dei Millennial alla stessa età — ma concepiscono la genitorialità come un progetto da avviare solo con stabilità emotiva ed economica. Il padre distante, relegato al ruolo di sostegno economico, lascia spazio a un’idea di genitorialità condivisa e partecipata. È il fenomeno che è stato definito “Generation Dad”: non una rinuncia ai figli, ma un rimandare legato alla consapevolezza delle responsabilità che comportano.
Il ritorno a posizioni tradizionaliste
Un sondaggio di Ipsos e del Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra, condotto su 23.000 persone in 29 Paesi per la Giornata internazionale della donna 2026, mostra un quadro diverso. Un uomo su tre della Gen Z ritiene che la moglie debba obbedire al marito e che l’ultima parola sulle decisioni familiari spetti a quest’ultimo. Tra i baby boomer la stessa posizione è condivisa dal 13%.
Altri dati dal sondaggio: il 24% dei maschi Gen Z pensa che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti (12% tra i boomer); il 21% ritiene che una donna non dovrebbe prendere l’iniziativa nella sfera relazionale (7% tra i boomer); il 21% crede che prendersi cura dei figli renda un uomo meno mascolino (8% tra i boomer). Il 59% pensa che agli uomini si chieda troppo per sostenere l’uguaglianza di genere.
I dati italiani
L’Italia presenta alcune specificità. Il 55% degli intervistati italiani ritiene naturale che siano le donne a occuparsi dei figli, sopra la media globale del 52%. Per il 20% è un problema se la donna guadagna più dell’uomo. L’11% considera poco virile un padre che si dedica alla cura dei figli. Il 29% ritiene che gli sforzi per i diritti delle donne abbiano prodotto una discriminazione verso gli uomini.
Come leggere la contraddizione
Le due tendenze non si annullano a vicenda, ma segnalano una fase di transizione. Studi della SDA Bocconi evidenziano come la Gen Z sia cresciuta in un contesto di precarietà su più fronti — economico, geopolitico, sanitario — e che i ruoli di genere tradizionali possano rappresentare un riferimento in un quadro percepito come instabile. C’è poi il ruolo dell’ecosistema digitale. I contenuti legati alla cosiddetta manosphere — dai forum sulla mascolinità ai podcast motivazionali — hanno costruito una narrazione capace di intercettare il disagio maschile e orientarlo verso modelli tradizionalisti.
Il sondaggio Ipsos, tuttavia, registra anche un altro dato: il 41% degli uomini Gen Z trova più attraenti le donne con una carriera di successo, contro il 27% dei boomer. Come ha osservato Kelly Beaver di Ipsos, è in corso una rinegoziazione dei ruoli di genere in cui posizioni apparentemente opposte coesistono nella stessa generazione.
Per l’Italia, dove il calo demografico è una delle sfide più urgenti, il desiderio di genitorialità espresso dai più giovani è un dato rilevante. Resta aperta la questione di quale modello di famiglia e di relazione accompagnerà quel desiderio nei prossimi anni.

