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18 Gennaio 2024 | Attualità

I produttori del radicchio di Treviso si difendono dagli americani

Respinta la richiesta di alcuni produttori statunitensi di visitare le aziende agricole venete. Il Consorzio per la tutela delle varietà di radicchio IGP salvaguarda così l’eccellenza del territorio.

Il Consorzio di tutela del Radicchio Rosso di Treviso IGP dice no agli americani. Alla richiesta di un gruppo di produttori d’oltreoceano il presidente Andrea Tosatto ha risposto in modo negativo. “Mi sembra molto controproducente e contrario a tutte le azioni di promozione e tutela dare know how a produttori fuori zona e soprattutto in zone dove si cerca di aprire da anni un mercato di commercializzazione”, ha affermato Tosatto. 

Le motivazioni

Il Consorzio invita inoltre i produttori di radicchio di Treviso a diffidare da iniziative analoghe: “Non si tratta di avere qualcosa da nascondere visto che il processo di produzione è noto e chiaro a chiunque abbia il piacere di informarsi a riguardo, ma è fondamentale comprendere che dietro ad una cicoria come il Radicchio di Treviso c’è oltre un secolo di esperienza data dal lavoro dei produttori e dal territorio stesso, e non avrebbe alcun senso infatti sviluppare questa coltura al di fuori delle zone autorizzate alla produzione”.

I compiti del Consorzio

Vigilare sulla produzione dei radicchi per salvaguardarne la tipicità e le caratteristiche perculiari è una delle funzioni della realtà veneta. Così come il controllo del corretto uso e la tutela contro ogni abuso delle denominazioni Radicchio Rosso di Treviso IGP, nelle due tipologie precoce e tardivo, e Radicchio Variegato di Castelfranco IGP. Il Consorzio si occupa anche di promuovere la conoscenza e il consumo delle tre varietà. Infine, assiste i produttori e i confezionatori anche tramite corsi di formazione per migliorare la produzione e la commercializzazione in Italia e all’estero.

Le aziende iscritte al Consorzio sono circa 150. Ognuna ha sviluppato con il tempo un proprio metodo di coltivazione in base all’andamento climatico al tipo di terreno seminato, alle esigenze produttive e a molteplici fattori impossibili da replicare oltre oceano. Vere proprietà intellettuali tutelate fin dal 1996 dal marchio IGP che non devono essere svendute.

È come se andassimo nelle cantine dello Champagne e gli chiedessimo di insegnarci a coltivare e vinificare le loro uve, lo riteniamo assolutamente fuori luogo. Se oggi il Radicchio di Treviso è simbolo dell’agricoltura italiana di qualità è proprio perché sappiamo produrre un’eccellenza intrecciando territorio e tradizione, non riesco a credere, che delle aziende agricole del territorio non si rendano conto della gravità del danno commerciale che si rischia di creare”, ha concluso Tosatto.

Di Valentina Colombo.

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