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21 Dicembre 2023 | Attualità, Innovazione

Il cervello umano accetta di guidare un terzo braccio

Lo ha stabilito un gruppo internazionale di ricercatori, guidato dal Politecnico di Losanna, con il contributo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

A guardarli dopo certe scoperte, alcuni fumetti e film d’azione appaiono ancora più stupefacenti. Prendiamo il personaggio di Octopus, in Spiderman: poteva sembrare esagerato e impossibile, forse voleva pure esserlo nelle intenzioni dei suoi creatori, ma ora la realtà scientifica si sta avvicinando a possibilità simili alle sue.

Uno studio che ha voluto sfidare i limiti del sistema nervoso umano ha dimostrato come il cervello di individui sani sia in grado di accettare e controllare un terzo braccio robotico. Ciò è reso possibile grazie al diaframma, il muscolo che si abbassa quando inspiriamo e che si innalza quando espiriamo; il tutto, senza ostacolare il controllo del resto del corpo.

È stata la rivista Science Robotics a pubblicare la notizia, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori guidato dal Politecnico Federale svizzero di Losanna, con il contributo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Coordinatore è il professor Silvestro Micera, prima autrice Giulia Dominijanni. A proposito di cervelli, insomma, a non porsi limiti sono in primis quelli dei ricercatori italiani.

Il percorso per arrivare alla scoperta è partito da un ambiente virtuale: i partecipanti sono stati dotati di una cintura che misura il movimento del diaframma e di una cuffia per la realtà virtuale, che consentiva di visualizzare il terzo braccio tra il destro e il sinistro, dotato di una mano simmetrica a sei dita: “Questo per evitare qualsiasi pregiudizio verso la mano destra o sinistra”, motiva Dominijanni. Il test è poi arrivato nel mondo reale con l’utilizzo diretto di un braccio robotico semplificato.

“La motivazione principale di questo studio è la comprensione del sistema nervoso”, spiega Micera: “Se si sfida il cervello a fare qualcosa di completamente nuovo”, prosegue – si può capire se sia in grado di farlo”. Aggiunge Solaiman Shokur dell’Epfl, co-autore della ricerca: “Abbiamo dimostrato che il cervello umano può adattarsi a coordinare nuovi arti in tandem con quelli biologici”. Questo risultato apre la strada a successi ancora più grandi: nuove soluzioni per le persone con disabilità e per la riabilitazione, ad esempio dopo un ictus.

di Daniela Faggion

Il terzo braccio in ambiente virtuale - dal video diffuso da EPFL

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