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21 Febbraio 2023 | Ambiente, Attualità

Il clima entra nelle priorità dei dirigenti italiani

Il 52% dei dirigenti delle aziende italiane crede che gli interventi per contrastare il cambiamento climatico rappresentino la questione più urgente da fronteggiare nel 2023, una percentuale maggiore di 10 punti rispetto al livello mondiale; è quanto emerge dal “CxO Sustainability Report 2023”, l’indagine svolta da Deloitte a livello globale: oltre 2.000 interviste in 24 Paesi ai CxO dei principali settori industriali. 

Un argomento recepito come importante anche perché per il 63% dei C-level italiani inciderà sulle strategie e sulle attività aziendali nei prossimi tre anni, tanto da aver già spinto l’80% di essi a incrementare gli investimenti in ambito sostenibilità (+ 5% rispetto alla media globale). Investimenti indirizzati soprattutto al maggiore utilizzo di materiali sostenibili (71% vs. 59% a livello globale) e l’adozione di tecnologie “pulite” (64% vs. 54% globale).

I manager italiani sono anche più determinati rispetto al resto del mondo nella convinzione che per conseguire una trasformazione significativa sia necessario sviluppare nuovi prodotti e servizi rispettosi dell’ambiente (66% vs. 49% globale) e la costituzione di un ecosistema fondato su criteri di sostenibilità (61% vs. 44% globale).

La maggior sensibilità dei dirigenti italiani sembra dettata dal pragmatismo, infatti il giocare un ruolo attivo nella transizione verso un’economia a basse emissioni per il 70% di loro (vs. il 52% globale) consente di migliorare la riconoscibilità e la reputazione del proprio brand e per il 54% (vs. il 42% globale) il morale e il benessere dei dipendenti.

Il Report analizza anche gli aspetti che ostacolano la transizione ecologica, che gli italiani sentono maggiormente rispetto ai colleghi a livello mondiale: il 25% (vs. 19% globale) segnala i costi molto elevati delle iniziative, il 21% (vs. il 18% globale) il focus ancora orientato al breve termine, mentre la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni è il problema riscontrato dal 21% del campione italiano (vs. il 12% globale).

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