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5 Agosto 2022 | Attualità, Economia

In Italia cala il consumo di carne e cresce il mercato vegetariano

Il report Ismea fa luce sul consumo di carne rossa in Italia: diminuiscono gli acquisti ma non gli euro spesi e crescono le alternative vegetariane.
Nei primi cinque mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la spesa di carne bovina da parte degli italiani ha subito un calo del 5,6%. Ad affermarlo, un report di Ismea – Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – da cui emerge anche che nonostante il calo, la spesa in euro è rimasta invece sostanzialmente invariata, sintomo dell’aumento medio dei prezzi, e al contempo degli effetti che l’inflazione può avere sulle scelte di consumo delle famiglie.
Un altro aspetto interessante messo in luce dal report è la presenza sempre più costante nel carrello degli italiani di prodotti a base vegetale come alternative della carne. La loro spesa cresce infatti del 14,8% dopo il +21% registrato nel 2021 rispetto alla media pre-Covid (anni 2108-2019). Quello della cosiddetta fake meat e gli altri sostituti proteici rappresenta ormai il 4% della torta totale delle “carni” e l’aumento, sempre secondo i dati Ismea, è facilitato dalle piccole dimensioni del mercato.
Ma come mai è diminuito il consumo delle carni rosse? La motivazione, secondo il report, sarebbe da ricercare nell’aumento dei costi di alimentazione animale dal momento che viene macellato un maggior numero di capi ma con un peso medio inferiore. La conseguenza è che i prezzi al macello sono in risalita fino al 33% e sopra le medie stagionali rispetto ai precedenti anni, una corsa trainata anche dalle dinamiche degli altri Paesi europei. Una situazione non ancora definitiva che sarà più chiara con il consolidarsi degli effetti della ripartenza dei consumi fuori casa, che possono ovviamente influire sia sull’offerta sia sulla composizione della spesa.
E a proposito degli allevatori, Ismea afferma che “sono preoccupati soprattutto dalla corsa dei prezzi delle materie prime che, associati alla perdita di potere di acquisto dei consumatori, potrebbe rilevarsi catastrofico per un settore da tempo in equilibrio precario”.
di Antonietta Vitagliano

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