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21 Dicembre 2024 | Ambiente, Attualità

In Italia gli Stati Generali sulle Aree Protette

Obiettivo dichiarato: rinnovare la legge quadro 394 del 1991. L’Italia uno dei paesi con maggior biodiversità È stato il rinnovo della legge quadro 394 del 1991 il fulcro della due giorni dedicata alle aree protette che si è svolta a Roma nella settimana prima di Natale. Il 17 e 18 dicembre gli Stati Generali sull’argomento si […]
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Obiettivo dichiarato: rinnovare la legge quadro 394 del 1991. L’Italia uno dei paesi con maggior biodiversità

È stato il rinnovo della legge quadro 394 del 1991 il fulcro della due giorni dedicata alle aree protette che si è svolta a Roma nella settimana prima di Natale. Il 17 e 18 dicembre gli Stati Generali sull’argomento si sono svolti alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e del sottosegretario Claudio Barbaro, ma anche di organizzazioni ambientaliste, enti parco, enti locali, operatori turistici, corpi militari (Arma di Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera), mondo accademico e scientifico.

“La 394 è un’ottima legge ma ha trentaquattro anni e va adattata a un modello che tenga conto degli indirizzi internazionali, dell’esigenza di mettere in rete realtà straordinarie che non dialogano però tra loro e di dare a questa rete un coordinamento centrale continuativo”, ha dichiarato il ministro al termine dei lavori: “Questa due giorni è il riconoscimento dell’importanza che hanno per il sistema Italia le 1049 aree protette e i suoi gestori come primi attori dello sviluppo del territorio. Ripartiamo da qui per disegnare il futuro”.

“L’ampia partecipazione”, ha spiegato il sottosegretario Claudio Barbaro, “ha permesso di intraprendere un cammino di condivisione ampio della ricerca di soluzioni alle criticità di gestione. Alla necessità di rispondere alle attese legittime circa il miglioramento della gestione delle aree protette e ai bisogni degli operatori, il Ministero dell’Ambiente, ha offerto l’opportunità di redigere un documento programmatico condiviso, plurale, sensibile a tutte le sollecitazioni che sono pervenute da questa formidabile occasione di confronto.

I sei punti del documento programmatico sono:
1. Velocità/flessibilità decisionale – Il sistema è appesantito, sia dai gravami delle nomine gestionali, sia dalle stesse strutture interne. Valutare quindi come e quanto sia possibile proporre modelli più efficienti che sappiano conciliare tutte le esigenze in campo.

2. Governance – Il tema della Governance per Riserve e Aree Marine si è riproposto, nell’assunto che in questo caso, a differenza degli Enti Parco, gli Enti Gestori non hanno funzioni proprie ma svolgono la loro attività in virtù di una delega da parte del Ministero. Una più pertinente definizione della governance, delle funzioni e delle autonomie ad essa attribuite, pone anche il tema dell’Organico.

3. Organico – I Parchi e le altre Aree Protette, lamentano carenza di Organico amministrativo e di vigilanza. È un tema da risolvere e da sviluppare anche in materia di autonomia gestionale e di impiego delle Risorse.

4. Risorse – Emerge l’esigenza di promuovere uno sviluppo di una finanza pubblica delle aree protette, che al netto dei trasferimenti Statali, deve prevedere criteri di premialità, evitare residui non impiegati ed avanzi, agevolare un regime di agevolazione fiscale per l’ottenimento di trasferimenti liberali o di sponsorizzazioni, anche in una logica di intervento centrale, anche per godere dei vantaggi di una economia di scala.

5. Coordinamento – Coordinamento significa unità di visione, di narrazione, di prospettiva di tutte le Aree Protette. È in analisi la creazione di un organo al vertice della Rete complessiva di tutte le Aree Protette, nazionali e regionali, al fine di promuovere interventi comuni, collegamenti strategici, sviluppo unisono di indirizzi in svariati campi, compresa l’attività scientifica, di promozione, di educazione ambientale

6. Educazione Ambientale – Potenziare fortemente l’educazione ambientale come il principale e più utile “momento di contatto” fra le Aree Protette e i cittadini.

In occasione di questo incontro, le associazioni Club Alpino Italiano, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, ProNatura, Touring Club Italiano Worldrise e WWF Italia hanno predisposto un documento unitario che affronta i principali problemi delle aree naturali protette avanzando soluzioni e proposte.

Le 1049 aree protette presenti in Italia sono così ripartite: 24 Parchi  nazionali; 30 Aree Marine Protette (il santuario Pelagos e 2 parchi sommersi); 149 Riserve naturali statali; 149 Parchi regionali; 450 Riserve regionali; 5 Parchi geominerari. A questi vanno aggiunte altre aree protette nazionali e regionali, i siti Natura 2000, i siti Ramsar, le riserve Mab Unesco, le zone Zsc.

Le aree protette coinvolgono il 31% di tutti i piccoli comuni italiani, con un’estensione di 3.303.559 ettari terra e di 2.867.524 ettari mare. L’Italia, peraltro, è il Paese europeo con la maggiore varietà di specie viventi e tra i Paesi con più biodiversità del mondo, pur rappresentando una percentuale fra lo 0,2 e lo 0,5% del pianeta.

di Daniela Faggion

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Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.