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30 Gennaio 2022 | Attualità, Economia

In Italia non è mai il momento di una donna

Alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, nell’VIII Sala del Centenario Università di Bologna, è stato presentato, venerdì 28 gennaio 2022, il primo Rapporto tematico di genere dal titolo “Laureate e laureati: scelte, esperienze e realizzazioni professionali”, a cura del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.

All’indomani della presentazione del primo Rapporto di genere di AlmaLaurea, avvenuto mentre tutta l’Italia sognava una donna al Quirinale, ancora una volta “in Italia non è mai il momento di una donna”. La votazione del nuovo Presidente della Repubblica, che ha visto Sergio Mattarella rieletto Capo dello Stato, lo testimonia. Marta Cartabia, Elisabetta Belloni, Paola Severino, Letizia Moratti, Maria Elisabetta Alberti Casellati, i nomi di alcune papabili. Sarebbe stato un bel segnale, in un paese normale. Ma il nostro è un paese che le donne le paga meno degli uomini, le tiene in un angolo, non le valorizza, le discrimina e le lascia fare gli “angeli del focolare”. Ancora una volta, una grande occasione è stata persa. Per un attimo ci eravamo illusi del contrario. A Mattarella va oggi l’appello che nessuno più sbandieri la femmina senza rispetto della contezza e della persona.

Più performanti, meno pagate

Le donne hanno performance di studio più alte, sono più ambiziose, indipendenti e autonome, coltivano aspettative professionali scevre da carriera e guadagno, eppure nonostante ciò sono penalizzate con un tasso di occupazione più basso, retribuzioni e livelli professionali minori. Perché? Per tentare di orientarsi nella ricerca di risposte possibili, ci affidiamo alla concretezza dei dati. Quelli analizzati dal primo Rapporto tematico di genere “Laureate e laureati: scelte, esperienze e realizzazioni professionali” a cura di AlmaLaurea. La documentazione presentata nel Rapporto deriva dalle due indagini statistiche svolte annualmente dal Consorzio, sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati in Italia, e pone all’attenzione dei policy maker le basi informative su cui impostare le politiche di valutazione e di sostegno della formazione e dell’occupazione dei laureati e delle laureate in Italia.

In Europa

Paese fanalino di coda tra i quelli Ue per la quota di laureati. In Italia, infatti, sono solo il 29% nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni registrata nel 2020. L’Italia, secondo i dati diffusi da Eurostat, è infatti ancora lontano dalla media europea e dall’obiettivo che Bruxelles si è prefissato: far salire al 45% entro il 2030 la media dei giovani che ha completato l’istruzione universitaria. La quota italiana è superiore solo a quella della Romania, pari al 25%.

L’auspicio di Marina Timoteo

«Nel primo rapporto di genere di AlmaLaurea emerge un ruolo importante delle donne nel far ripartire l’ascensore sociale: è infatti vero che tra le laureate, mediamente più brave dei loro colleghi in ogni percorso di studio, è più frequente trovare ragazze che provengono da contesti familiari meno favoriti e che seguono con minore frequenza le orme di famiglia, nei percorsi formativi e nella professione svolta. A queste donne, innovative, il sistema Paese deve garantire parità di condizioni in termini di accesso e di status in ambito professionale». È questo l’auspicio dichiarato da Marina Timoteo, Direttore di AlmaLaurea, nel commentare la fotografia che AlmaLaurea scatta nel 2020. Un focus che ritrae un Paese in cui le donne costituiscono quasi il 60% dei laureati con performance pre-universitarie e accademiche migliori di quelle dei laureati (voto medio di diploma 82,5/100, mentre è 80,2/100 per gli uomini; il voto medio di laurea è, rispettivamente, pari a 103,9 e 102,1/110). L’analisi di AlmaLaurea sottolinea, infatti, la sovente provenienza delle donne da contesti familiari meno favoriti ed evidenzia, dunque, come esse siano state interessate da una minore selezione basata sul background familiare. Infatti, proviene da una famiglia in cui almeno uno dei genitori ha la laurea il 28,3% delle laureate e il 34,3% dei laureati; laddove, poi, i genitori siano in possesso di una laurea, le donne seguono le loro orme con minore frequenza.

La criticità secondo Ivano Dionigi

«Il rapporto conferma il primato delle laureate nella formazione e al contempo la loro mortificazione nella condizione occupazionale». Rincara la dose il Presidente di AlmaLaurea, Ivano Dionigi. «Questa contraddizione, che testimonia una cultura arretrata della società, priva le donne di un loro diritto e il Paese di quel che di più specifico esse possono apportare. Politica, impresa e università hanno il dovere di invertire questa rotta e colmare questo divario». La criticità di fondo secondo Dionigi «è di natura culturale, riguarda la formazione, e per sanarla bisogna cominciare, da ieri, puntando sulla scuola». Invertire la rotta, colmare il divario perché se è vero che le laureate sono «più brave, più motivate, più autonome e più convinte nei loro studi, sono mortificate nel mondo del lavoro» ha concluso il Presidente.

Il tasso di occupazione

Guardando proprio agli esiti occupazionali, infatti, sono confermate le note differenze di genere, nel breve e nel medio periodo. Sono sempre gli uomini i più valorizzati sul mercato del lavoro, con professioni di più alto livello e retribuzioni più elevate. Il tasso di occupazione registra percentuali a loro vantaggio: tra i laureati di primo livello a cinque anni dal titolo pari all’86,0% per le donne e al 92,4% per gli uomini; tra quelli di secondo livello rispettivamente pari a 85,2% e 91,2%. La pandemia da Covid-19 ha poi tendenzialmente ampliato i differenziali di genere, soprattutto in termini di tasso di occupazione. Inoltre, a cinque anni dal titolo, in presenza di figli il divario si aggrava. Gli uomini occupano professioni di tipo imprenditoriale o dirigenziale (2,2% tra le donne e 3,9% tra gli uomini) e a elevata specializzazione, ossia per cui è richiesta almeno una laurea di secondo livello (61,7% tra le donne e 63,6% tra gli uomini); inoltre, i dati analizzati evidenziano anche alcuni meccanismi di ereditarietà della professione tra genitori e figli, in particolare maschi. Le donne, invece, sono principalmente occupate con contratti a tempo determinato nel settore pubblico, in cui i tempi di stabilizzazione contrattuale sono notoriamente più lunghi, pensiamo ad esempio alla scuola.

La retribuzione

Anche in termini retributivi si conferma il vantaggio a favore degli uomini. In particolare, a cinque anni dalla laurea, gli uomini percepiscono, in media, circa il 20% in più: tra i laureati di primo livello 1.374 euro per le donne e 1.651 euro per gli uomini; tra quelli di secondo livello rispettivamente 1.438 euro e 1.713 euro.

Rispetto al guadagno le donne nella ricerca del lavoro preferiscono la stabilità del posto di lavoro (+11,0 punti percentuali), l’utilità sociale (+10,4 punti percentuali), la coerenza con gli studi (+9,4 punti percentuali) e l’indipendenza o autonomia nel lavoro (+8,9 punti percentuali). Gli uomini, invece, ricercano maggiormente la possibilità di guadagno e il prestigio ricevuto dal lavoro.

Le conclusioni del Ministro Messa

Al Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, sono state affidate le conclusioni. Più borse di studio a sostegno delle donne, allargamento della no-tax area, aumento degli studentati (dai 40.000 posti letto oggi disponibili a 80.000) alcune delle misure citate dal Ministro che ha commentato: «Questo Rapporto di AlmaLaurea è estremamente utile, perché ci consente di valutare, alla luce dei dati, l’efficacia di alcune politiche adottate nel tempo per poter decidere quali misure, a sostegno della formazione e dell’occupazione, prendere nel prossimo futuro e quali interventi di sistema che, come governo abbiamo messo in cantiere, potranno realmente incidere».

I numeri di AlmaLaurea

Il Rapporto, frutto di un lavoro corale, curato da Silvia Ghiselli, Responsabile ufficio indagini e statistiche AlmaLaurea, è stato realizzato attingendo alle indagini che ogni anno forniscono dati sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati: per le indagini più recenti, 291.000 laureati del 2020, e 655.000 laureati del 2019, 2017 e 2015, intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Il Consorzio – fondato nel 1994 – a oggi rappresenta 78 Atenei e circa il 90% di coloro che ogni anno si laureano in Italia.

di Luisa D’Elia

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