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16 Dicembre 2021 | Attualità, Economia

In Italia si andrà in pensione a 71 anni

Secondo le previsioni Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in Italia il requisito di età pensionabile è tra i più alti: chi inizia a lavorare adesso lascerà il lavoro a 71 anni, ovvero circa 9 anni più tardi rispetto a oggi.

Sulla base delle previsioni Ocse quindi, non ancora condivise a livello legislativo, in Italia si arriverà alla pensione a 71 anni per effetto del regime introdotto nel 1995 che adegua le prestazioni pensionistiche all’aspettativa di vita e alla crescita e sarà pienamente efficace solo intorno al 2040.

La media dei Paesi Ocse per l’ingresso nell’età pensionabile dei giovani che oggi entrano nel mercato del lavoro si aggira intorno ai 66 anni. A riportarlo è il rapporto Pensions at a glance 2021 dell’Ocse.

La prospettiva futura per l’ Italia

L’invecchiamento della popolazione, osserva l’organizzazione, “sarà rapido e nel 2050 ci saranno 74 persone di età pari o superiore a 65 anni ogni 100 persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni, il che equivale a uno dei rapporti più alti dell’Ocse. Negli ultimi 20 anni, la crescita dell’occupazione, anche attraverso carriere più lunghe, ha compensato più della metà della pressione dell’invecchiamento demografico sulla spesa pensionistica in Italia. Ciononostante, quest’ultima è aumentata del 2,2% del Pil tra il 2000 e il 2017. Per l’Italia l’incremento dell’occupazione continua a rivestire un’importanza cruciale, in particolare nelle fasce di età più avanzata”.

L’Italia figura tra i sette Paesi dell’Ocse che collegano l’età pensionabile prevista per legge alla speranza di vita. In un regime contributivo tale legame non è necessario per migliorare le finanze pensionistiche, ma mira a evitare che le persone vadano in pensione troppo presto con pensioni troppo basse e a promuovere l’occupazione in età più avanzata. In Italia, il requisito di futura età pensionabile normale è tra i più elevati con 71 anni di età, come la Danimarca (74 anni), l’Estonia (71 anni) e i Paesi Bassi (71 anni), contro una media Ocse di 66 anni per la generazione che accede adesso al mercato del lavoro.

“In Italia e in questi altri Paesi – continua l’Ocse – tutti i miglioramenti dell’aspettativa di vita vengono automaticamente integrati all’età pensionabile. In alternativa, la Finlandia e i Paesi Bassi trasmettono due terzi dei miglioramenti dell’aspettativa di vita all’età pensionabile”. 

La classifica attuale dei Paesi Europei

In Italia il requisito per l’accesso alla pensione è ad oggi il più alto d’Europa, secondo solamente alla Grecia, dove il requisito anagrafico richiesto è pari a 67 anni. Tuttavia, il requisito greco è suscettibile di numerose deroghe attualmente in vigore che possono abbattere l’età di accesso alla pensione fino a 55 anni per gli uomini e 50 anni per le donne.

L’età più bassa è richiesta in Svezia dove dai 61 anni il lavoratore può decidere di accedere alla pensione.

Se paragoniamo il requisito anagrafico del nostro Paese con la media dei paesi non europei, si evince come in Italia siano richiesti circa 3 anni in più di anzianità per gli uomini e 4 per le donne per accedere alla pensione.

Calo delle nascite, nuovo record minimo per gli italiani

Il deficit di sostituzione naturale nel 2020 raggiunge in Italia -335 mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di influenza spagnola contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell’anno. I dati sono relativi al 2020, e sono stati resi noti dall’Istat nella nota sull’andamento demografico.

Il nuovo record minimo delle nascite (405 mila) e l’elevato numero di decessi (740 mila) aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-386 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+50.584).

Gli stranieri censiti sono 5.171.894; l’incidenza sulla popolazione totale si attesta a 8,7 stranieri ogni 100 censiti. A fronte di una maggiore presenza della componente straniera rispetto al 2019, la popolazione italiana risulta inferiore di 537.532 unità. 

 

di Serena Campione

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