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10 Febbraio 2026 | Attualità, Economia

In Italia si spreca cibo per oltre 13 miliardi di euro

Secondo Waste Watcher International finiscono nella spazzatura oltre 5 milioni di tonnellate di alimenti, insieme alle risorse impiegate per produrli

thedigitalartist-spreco di cibo

In Italia lo spreco di cibo è un problema di dimensioni impressionanti, che pesa sull’economia delle famiglie e sul sistema sociale e ambientale del Paese. Secondo il rapporto Il caso Italia 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, in diversi momenti della filiera alimentare finiscono nella spazzatura oltre 5 milioni di tonnellate di alimenti: una perdita che supera i 13 miliardi e mezzo di euro l’anno. Di questi, circa 7,3 miliardi sono sprechi domestici, cioè cibo che finisce nei rifiuti dalle cucine dopo l’acquisto e la conservazione.

In media, in una settimana ogni italiano butta via 555,8 grammi di cibo: oltre mezzo chilo di alimenti non vengono cioè consumati bensì gettati nell’immondizia. Il dato che segnala in realtà un lieve miglioramento rispetto ai livelli più alti registrati negli anni precedenti, quando si arrivava oltre i 680 grammi a settimana nelle case, ma resta distante dall’obiettivo di 369,7 grammi settimanali pro capite fissato dalle Nazioni Unite per il 2030 nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Lo spreco domestico non è solo un problema etico ed economico, ma anche energetico, perché riguarda quasi due terzi dell’energia alimentare prodotta nel sistema nazionale, se si considerano anche le perdite nei processi produttivi, di trasporto e distribuzione. Il dato evidenzia un’inefficienza sistemica che va oltre il singolo frigorifero o la singola famiglia, coinvolgendo l’intera catena alimentare nazionale.

In termini geografici e generazionali emergono dinamiche preoccupanti: mentre le regioni del Nord mostrano performance lievemente più virtuose, le famiglie al Centro e al Sud continuano a registrare livelli più alti di spreco settimanale, con un incremento percentuale rispetto all’anno precedente. Inoltre, i più giovani tendono a sprecare percentuali maggiori di cibo rispetto alle generazioni “boomer”, benché proprio queste ultime siano spesso richiamate a un ruolo chiave nella diffusione di abitudini più sostenibili.

Anche a livello internazionale, lo spreco alimentare resta un tema di grande rilievo: circa un terzo della produzione globale di cibo viene perso o sprecato ogni anno, con oltre un miliardo di tonnellate che non raggiungono il consumo umano, mentre nel contempo centinaia di milioni di persone soffrono la fame. Nel contesto europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi con i livelli più alti di spreco domestico pro capite, sopra Francia, Spagna e Germania.

Di fronte a numeri così elevati, associazioni caritative e organizzazioni che operano nel campo della sicurezza alimentare ricordano che lo spreco alimentare è anche una questione di giustizia sociale. In Italia, politiche come la legge Gadda e l’istituzione dell’Osservatorio sulle Eccedenze, i Recuperi e gli Sprechi Alimentari promuovono la redistribuzione delle eccedenze verso chi vive in condizioni di vulnerabilità, ma la distanza tra la quantità di cibo inutilizzato e l’effettiva capacità di reindirizzarlo verso chi ne ha bisogno resta significativa. L’azione di enti che affrontano la fame e la malnutrizione nel contesto nazionale e internazionale sottolinea l’assurdità di un sistema in cui tanto cibo viene sprecato mentre permangono condizioni di insicurezza alimentare.

Lo spreco alimentare è l’ossimoro più evidente del nostro tempo: convivono, nello stesso spazio e nello stesso istante, abbondanza e povertà“, commenta di Francesco Lasaponara, Presidente Fondazione Lab00 e co-fondatore di SpesaSospesa.org, progetto di solidarietà circolare che recupera i prodotti a rischio spreco dalle catene della GDO e li distribuisce a famiglie più fragili sul territorio. “Da una parte eccedenze che finiscono nei rifiuti”, continua, “dall’altra persone che faticano ad avere accesso a un pasto dignitoso. Questo paradosso non è inevitabile, ma il risultato di un sistema che funziona solo se ciascun attore resta isolato. Ridurre lo spreco significa invece fare rete: imprese, istituzioni, terzo settore e cittadini devono assumersi la propria parte di responsabilità, mettendo a disposizione competenze, risorse e visione. Ognuno ha un ruolo preciso e nessuno può chiamarsi fuori. Solo così il cibo torna ad avere il suo vero valore cioè quello di nutrire la comunità e sostenente il territorio“.

Nel complesso, i dati disponibili – sia quelli ufficiali delle campagne di sensibilizzazione, sia le stime più ampie sull’impatto economico e sociale – tracciano un quadro in cui l’Italia resta lontana dall’obiettivo di dimezzare lo spreco entro il 2030, nonostante segnali di maggiore consapevolezza tra i cittadini. Non è solo una questione di numeri: è una sfida ambientale, economica e soprattutto etica che continua a chiedere risposte concrete.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.