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4 Novembre 2021 | Attualità

Incidente Alec Baldwin sul set: in Italia non sarebbe potuto accadere

L’accaduto

L’incidente accaduto il 22 ottobre ad Alec Baldwin protagonista sul set di Rust il film di Joel Souza, causando la morte della direttrice della fotografia ha lasciato tutto il mondo dello spettacolo e non solo attonito.

Da quanto è emerso dalla ricostruzione la dinamica è molto chiara. Alec sta provando la scena davanti alla telecamera, esercitandosi nell’estrarre la pistola e sparare, di fianco a lui un tavolino su cui sono riposte tutte le armi del set. Prende in mano la pistola, per impratichirsi, la punta verso la telecamera e spara.

La pistola doveva essere caricata a salve ma non lo era, il proiettile è vero e colpisce a morte Halyna Hutchins, direttrice della fotografia,  ferendo contemporaneamente lo stesso registra del film.

Inevitabile il rimbalzo delle responsabilità, di chi è stata la negligenza? Di Armiere Hannah Gutierrez Reed, la 24enne responsabile della sicurezza delle armi sul set al suo primo incarico? Di David Halls? Assistente alla regia che ha ammesso di non aver controllato tutte le pallottole della pistola? Perfino le prove di Alec Baldwin sono state messe in discussione.

Al di là degli aspetti giuridici di cui si occuperanno le autorità che stanno seguendo le indagini, quello che è accaduto porta a fare delle considerazioni in merito alla gestione delle armi sceniche nelle diverse produzioni italiane e straniere.

Cosa prevede la normativa italiana per le Armi sceniche? 

“Il perché sia potuto partire il colpo ad Alec Baldwin che ha ucciso la direttrice della fotografia, non è ancora chiaro, ma è sicuro che in Italia non sarebbe potuto accadere perché abbiamo una legislazione apposita sulle armi sceniche ed è molto severa” – dice all’ANSA Franco Ragusa, presidente dell’associazione effetti scenici. “Qualunque arma arrivi sul set deve essere sicura ossia privata di ogni offensività.”

Una volta decretato che armi finte avrebbero penalizzato l’autenticità dei film redendo le scene e quindi l’interpretazione dell’attore artefatta, l’Italia in passato ha fatto fronte alla necessità di controllare la sicurezza relativa alle armi presenti sui set.

Nel nostro Paese infatti la legislazione che regola le armi presenti nelle produzioni cinematografiche risale al 1975. La normativa richiede che tutte le armi sceniche vengano modificate con appositi accorgimenti tecnici e rese quindi inoffensive. Questo vale per tutte, non solo pistole e fucili ma anche bombe, mine e altri generi di armi contundenti.

“Prima di portarle sul set le modifichiamo, le verifichiamo, cataloghiamo e solo quelle così trattate varcano il set e prima ancora le denunciamo alla Questura chiedendo gli appositi permessi”, spiega Ragusa.

C’è in Italia, aggiunge, “il divieto totale di usare armi vere, anche solo di mostrarle come esempio”.

“L’ultimo step del percorso dell’adeguamento delle armi sceniche è regolamentato da un’apposita commissione – ci informa invece l’avvocato Fusani, giuslavorista e founding partner dello studio legale GF LEGAL, consulente di riferimento per aziende del settore dello spettacolo – ha sede a Brescia ed è Banco Nazionale di Prova per le Armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali con sede a Gardone Val Trompia.”

Il Banco Nazionale di Prova è il “controllore tecnico” della rispondenza delle armi e delle munizioni alle norme tecniche e di legge e può essere considerato “l’ufficio anagrafe” di tutte le armi prodotte in Italia e buona parte di quelle importate. Per questo è l’ente preposto al controllo anche delle armi sceniche che certifica e assicura che tali armi abbiano subito le modifiche necessarie.

In buona sostanza le armi da set sono in una sorta di bacino d’uso che poi viene comunque verificato. Alle armi viene ridotta l’uscita della canna ad esempio, per impedire che escano pallottole vere. Resta il fatto che anche quelle a salve possono essere minimamente pericolose e per questo gli attori vengono addestrati e soprattutto viene mantenuto un protocollo durante le riprese.

“Probabilmente il diverso atteggiamento Italiano e americano nella normativa sulle armi presenti nelle produzione cinematografiche – aggiunge l’avvocato Fusani – va considerato anche alla luce del differente approccio che nei diversi paesi esiste rispetto all’accesso e all’uso delle armi in linea generale. Più restrittivo e monitorato in Italia, meno rigido in alcuni paesi degli Stati Uniti e in generale in America.”

Di Sara Giudice

Copyright foto: ANSA

Cinema: vittime su set, a sparare è stato Alec Baldwin

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