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26 Dicembre 2021 | Attualità

Italiani più irrazionali dopo la pandemia secondo il Rapporto Censis

L’istituto di ricerca socio-economica traccia il profilo dell’Italia post Covid nel 55° Rapporto Annuale. Quello che emerge è un Paese più scettico e irrazionale, più negazionista e più povero.

Il Covid non esiste; il vaccino è inefficace; la Terra è piatta: sono alcune delle affermazioni che tracciano il profilo degli italiani emerso dal 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese e che hanno fatto guadagnare all’Italia l’appellativo di “società irrazionale”. Il Rapporto ha definito questa situazione come un “sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà” o, ancora, come “una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste”.

Si tratta in effetti di percentuali preoccupanti, che riguardano il pensiero che gli italiani hanno sul Covid e non solo.

La salute

Per il 5,9% degli italiani, circa 3 milioni di persone, il Covid non esiste; il 10,9% pensa che il vaccino sia inutile e inefficace mentre per il 31,4% si tratta di un farmaco sperimentale per il quale, le persone che decidono di vaccinarsi, fanno da cavie. Il 12,7% degli italiani è convinto che la scienza produca più danni che benefici anche se la maggioranza delle persone, il 77%, è soddisfatta di come il Servizio sanitario nazionale abbia affrontato l’emergenza sanitaria.

Il rapporto con la salute è senza dubbio il punto centrale del cambiamento che la pandemia ha portato nella vita di tutte le persone. Lo dimostra il fatto che, rispetto al periodo precedente al Covid, c’è una maggiore autonomia nella gestione dei piccoli disturbi come il mal di testa, mal di schiena o mal di stomaco. A soffrirne, nell’ultimo anno, circa 46 milioni di italiani che hanno utilizzato almeno una volta farmaci senza obbligo di ricetta (il 65,4%) sulla base di esperienze pregresse in cui erano stati supportati da medici o farmacisti.

Le fake news

La maggiore responsabilizzazione individuale è frutto sicuramente di una corretta informazione e di un’educazione sanitaria che, secondo le aspettative dell’83,6% dei cittadini, in futuro dovrà essere accessibile, diffusa e continuativa. No alle fake news, dunque, e si a pene severe per chi le diffonde e all’introduzione dell’obbligo per le piattaforme di rimuovere le notizie false (richiesteche arrivano rispettivamente dal 56,2% e dal 52,2% degli italiani).

La povertà

In dieci anni le famiglie italiane che vivono in povertà assoluta sono aumentate del 104,8%, 2 milioni nel 2020 contro le 980.000 del 2010. L’aumento interessa soprattutto il Nord Italia, dove risiede il 65% delle famiglie povere (con un aumento del 131,4%), seguito dal Sud con il 21% (+93,8%) e il Centro con il 14% (+67,6%). Tra le motivazioni c’è soprattutto il rapporto con il digitale che nel corso del 2020 ha interessato una fetta molto importante della popolazione.

Il 35,2% degli studenti iscritti agli ultimi anni delle superiori e dell’università ha avuto grandi difficoltà a sostenere la formazione a distanza; idem l’11% dei lavoratori che si è dovuto cimentare nel lavoro agile. Un disagio che, se non affrontato in modo adeguato, per il 60,7% degli italiani potrebbe aumentare le disuguaglianze tra le persone. Per l’86,3% la connettività a internet è un diritto fondamentale esattamente come quello della tutela della salute o sul lavoro.

Le donne

Per le donne italiane, il Covid ha acuito le problematiche già presenti da tempo, collocando l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi europei per tasso di attività femminile (la percentuale di donne in età lavorativa disponibili a lavorare). Nel corso della pandemia, 421.000 donne si sono trovate senza lavoro, perché l’hanno perso o perché non l’hanno trovato. Il tasso di attività femminile è al 54,6%, lontanissimo da quello degli uomini, pari al 72,9%. Le motivazioni sono da ricercare nelle tante difficoltà che le donne si sono trovate ad affrontare durante la pandemia, prima fra tutte la gestione figli-lavoro. Il 52,9% ha avuto un forte aumento di stress dovuto a un maggiore impegno nella vita famigliare e lavorativa (contro il 39,3% degli uomini); per il 39,1% la situazione non è mutata rispetto al periodo pre Covid (per gli uomini il 44,9%); solo per l’8,1% delle donne la situazione è migliorata (15,9% per gli uomini).

Le teorie complottiste

L’irrazionalità tocca anche altri punti oltre al Covid. Il 5,8% degli italiani crede infatti che la Terra sia piatta, il 10% che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna e il 19,9% che il 5G sia uno strumento per controllare le menti umane. Numeri importanti si registrano anche sulla cosiddetta teoria del “gran rimpiazzamento”, come viene definita dal Censis, secondo cui, per il 39,9% degli italiani “identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste”.

di Antonietta Vitagliano

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