Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

12 Ottobre 2026 | Attualità, Eventi

La street art di Keith Haring in mostra a Palazzo Braschi a Roma

Oltre 140 opere al Museo di Roma dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027.

Il percorso ricostruisce il legame dell’artista con l’Italia: la prima personale a Napoli nel 1983, il murale Tuttomondo di Pisa, gli interventi romani del 1984 e la motocicletta Yamaha dipinta durante il soggiorno nella capitale.

Per Keith Haring la strada era una pagina bianca. Le sue figure stilizzate correvano sui pannelli della metropolitana di New York, sulle recinzioni di Manhattan, sulle pareti dei ponti. Dal 6 ottobre quel segno rapido e luminoso abita le sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi. La mostra Keith Haring resterà aperta fino all’11 aprile 2027.

Le opere esposte sono più di 140. La maggior parte proviene dalla Nakamura Keith Haring Collection, che i promotori definiscono la più ampia raccolta al mondo dedicata all’artista. Altri prestiti arrivano da collezioni pubbliche e private. Il percorso riunisce stampe, disegni, opere su carta, poster, sculture, grandi dipinti e materiali d’archivio. La cura è di Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi. La mostra è promossa da Roma Capitale con l’Assessorato alla Cultura e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La coproduzione è della Sovrintendenza con MondoMostre, con il supporto di Zetema Progetto Cultura.

Dalla metropolitana al museo

Il punto di partenza è la strada: la sezione Street Art & Art in Transit presenta i Subway Drawings, realizzati tra il 1980 e il 1985 con il gessetto bianco sui pannelli pubblicitari neri della metropolitana newyorkese. Erano disegni destinati a durare pochi giorni. Accanto a loro ci sono i sette pannelli Untitled (FDR Drive #10-#16), dipinti a spray nel 1984 sull’East Side di Manhattan.

Il segno di Haring ha una qualità precisa, è immediato come un pittogramma e denso come un manifesto. Questo spiega la sezione Political & Social Resonance, dedicata ai temi che l’artista affrontò con i poster: antirazzismo, apartheid, disarmo nucleare, prevenzione dell’AIDS, diritti LGBTQ+, droga. Qui si trovano il poster per la Giornata nazionale del Coming Out e i Blueprint Drawings, pubblicati poco prima della sua morte.

Radiant Eros – Celebrate Life cambia registro. Le opere con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo sono esposte sotto luce nera e restituiscono l’atmosfera dei club newyorkesi degli anni Ottanta. Art Is for Everybody raccoglie sculture, collaborazioni musicali e progetti pubblici, tra cui il Mural for the Mount Sinai Hospital pensato per i bambini. Chiude Symbolic Imagery & Religion, con piramidi, totem e immagini apocalittiche. Il centro della sezione è Altarpiece: The Life of Christ del 1990. Il trittico fu concepito come memoriale per le vittime dell’AIDS e fuso dopo la morte dell’artista in nove esemplari in bronzo con patina in foglia d’oro bianco.

Il capitolo italiano

Nel 1983 Haring tenne a Napoli la prima personale italiana alla Galleria Lucio Amelio. Nello stesso anno dipinse il negozio Fiorucci di Milano. Nel 1989 realizzò a Pisa Tuttomondo, uno dei suoi ultimi murali e l’unico concepito per durare nel tempo. In mostra ci sono i poster per Lucio Amelio e per la Galleria Salvatore Ala e il Poster for Pisa legato a quel murale.

Roma ebbe il suo momento nel 1984. Haring dipinse la facciata del Palazzo delle Esposizioni in occasione di Arte di frontiera. New York Graffiti e intervenne sulle pareti del Ponte Pietro Nenni, attraversato dalla linea A tra Flaminio e Lepanto. Quelle opere sono scomparse. Oggi sopravvivono nel reportage fotografico di Stefano Fontebasso De Martino, esposto a Palazzo Braschi. Allo stesso soggiorno romano risale l’oggetto più insolito della mostra: una motocicletta Yamaha dipinta dall’artista, Motorcycle (1984).

Di <a href="https://www.telepress.news/author/serena-campione/" target="_self">Serena Campione</a>

Di Serena Campione

Scrivo per Telepress dal 2021 e mi occupo di attualità, sociale e sostenibilità, enogastronomia ed eventi (spesso collegati alla mia regione di origine, ma non solo!) Pugliese di nascita, milanese di adozione da quattro anni. Dopo la laurea in comunicazione e il Master in Digital Communication alla 24Ore Business School entro nel mondo delle PR e media relations, seguendo aziende ed enti in svariati settori, tra cui: sociale, sostenibilità, food e tecnologia.