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10 Aprile 2013 | Attualità

La televisione sta cambiando

La distinzione tra pay e free, che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni, appare ormai insufficiente a descrivere l’insieme degli operatori presenti sulla scena e tra cinque anni il quadro, grazie alle tv connesse a internet che si stanno diffondendo, sarà molto diverso dall’attuale.

Il mercato televisivo cambia molto velocemente . La distinzione tra pay e free, che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni, appare ormai insufficiente a descrivere l’insieme degli operatori presenti sulla scena e tra cinque anni il quadro, grazie alle tv connesse a internet che si stanno diffondendo, sarà probabilmente molto diverso dall’attuale. Lo streaming , che ha già rivoluzionato l’offerta musicale, appare destinato ad incidere profondamente anche su quella dei video. La fotografia è stata tracciata in un incontro presso la sede Antitrust. Con l’avvento del digitale terrestre, i canali generalisti hanno perso spettatori ed ora un quarto della platea si indirizza verso canali tematici. Dal 2009 l’offerta a pagamento ha cominciato a registrare segnali di contrazione : gli abbonamenti di Sky, complice anche la crisi, hanno cominciato a scendere, con tassi d’abbandono raddoppiati dalla diffusione del digitale, mentre il mercato pay di Mediaset ha iniziato a soffrire in particolare per i prezzi molto elevati per i diritti del calcio. Nel periodo gli ascolti complessivi della tv sono rimasti stabili e chi ha lasciato Sky si è indirizzato prevalentemente sui canali tematici. Il valore del sistema integrato delle Comunicazioni ha superato nel 2011 i 20 miliardi di euro, rispetto ai 21 miliardi circa raggiunti nel 2010 (-3,7%). L’area radiotelevisiva rappresenta il 47,8% (circa 9,7 miliardi di euro), mentre la stampa il 30,7% (circa 6,2 miliardi), in continuo calo. Internet, unico settore in crescita, ha raggiunto il 4,2% (846 milioni), mentre il cinema il 5,3% (1 miliardo). 

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