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21 Febbraio 2026 | Attualità, Innovazione

Lauree Stem, in Italia resta il divario di genere

Secondo il rapporto Almalaurea, tra i laureati Stem del 2024 le donne sono state il 41,1%. I dati diffusi in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza

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Le lauree Stem restano terreno a maggioranza maschile e il divario non si esaurisce nelle aule universitarie: prosegue nel lavoro, nelle carriere e nelle retribuzioni. È una delle sintesi possibili del Rapporto di genere 2026 di AlmaLaurea, presentato a Modena l’11 febbraio scorso, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. I dati mostrano una situazione stabile da anni: tra i laureati Stem del 2024 le donne sono state il 41,1%, una quota sostanzialmente invariata rispetto al 2015. Ancora più bassa la presenza femminile tra i dottori di ricerca nelle stesse discipline, dove si scende al 36,7%.

Per gli analisti non si tratta di scelte individuali isolate, ma dell’effetto cumulativo di condizionamenti sociali e culturali che agiscono lungo tutto il percorso formativo. Le scelte universitarie sono spesso il risultato, non certo l’origine, di disuguaglianze costruite nel tempo, sottolinea il rapporto. A incidere in modo particolare è il livello di istruzione dei genitori: per le ragazze, l’influenza familiare risulta più marcata e, in alcuni ambiti tecnologici, la trasmissione del titolo di studio alle figlie appare più intensa quando è il padre a possederlo.

Anche sul mercato del lavoro le lauree Stem garantiscono performance occupazionali migliori rispetto alla media, ma le differenze di genere restano evidenti. A cinque anni dal titolo, tra i laureati magistrali del 2019, il tasso di occupazione presenta un vantaggio maschile di 3,7 punti percentuali. Le retribuzioni sono più alte rispetto alla media generale, ma il gap persiste: 1.842 euro netti mensili per le donne contro 2.125 per gli uomini, una differenza del 15,4%, leggermente inferiore al divario complessivo registrato tra tutti i laureati (16,8%). In controtendenza rispetto al dato generale, le donne Stem risultano però più spesso impegnate in attività autonome, con un differenziale positivo di 3,9 punti rispetto ai colleghi uomini.

Se lo sguardo si allarga al contesto europeo, il distacco italiano appare ancora più marcato. “In Europa nel mondo Stem le donne occupate sono il 41%, in Italia soltanto il 34%. Un gap incredibile”, osserva Rita Cucchiara, rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il divario si riflette anche nelle singole professioni: tra gli ingegneri, in Italia si contano 8.700 uomini contro circa 4.000 donne.

Cucchiara richiama anche la propria esperienza nella ricerca sull’intelligenza artificiale: “Le donne non raggiungevano il 20%, pur essendo molto apprezzate nel settore”. Una situazione che, a suo giudizio, rappresenta “solo la punta dell’iceberg” di una segregazione più profonda. Per invertire la rotta, insiste la rettrice, occorre intervenire sulla cultura e sull’orientamento già nelle scuole superiori: “La scienza e la tecnologia non hanno genere”, e lo squilibrio attuale equivale a uno spreco di talenti e aspirazioni che un ateneo pubblico ha il dovere di intercettare.

Secondo un’indagine dell’UNESCO, in Italia solo il 26% delle donne è coinvolto in attività direttamente legate all’utilizzo dell’IA, a fronte di una presenza femminile del 34% nelle discipline Steam. Il divario è evidente anche in ambito sanitario. L’Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), in collaborazione con Fondazione Bracco, ha dedicato la Giornata dell’11 febbraio 2026 al tema “Intelligenza artificiale: conoscenza, responsabilità e partecipazione”.

“L’IA sta aprendo scenari affascinanti anche in radiologia ma la scarsa presenza femminile impone una riflessione profonda e un deciso cambio culturale”, afferma Nicoletta Gandolfo, presidente nazionale Sirm. “La sottorappresentazione femminile, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico come l’intelligenza artificiale, è il risultato di scelte culturali e organizzative che vanno corrette”, aggiunge Rossana Berardi, presidente eletta di Aiom, sottolineando come anche in medicina si stia consolidando la consapevolezza del valore di uno sguardo femminile capace di rinnovare linguaggi e approcci professionali.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.