Offerta artistica variegata di artisti in questa primavera 2026 in diverse città italiane, e non solo nelle mete più battute.
ANDY WARHOL. LADIES AND GENTLEMEN
Palazzo dei Diamanti – Ferrara
FINO A: 19 luglio 2026
9:30 – 19:30 (chiuso il martedì)
www.palazzodiamanti.it
A mezzo secolo dalla storica esposizione estense, Ferrara riporta in scena una delle serie più radicali di Andy Warhol, riproponendo Ladies and Gentlemen in un allestimento ampio e articolato. Oltre 150 opere tra serigrafie, dipinti, fotografie e Polaroid raccontano una fase cruciale della produzione del padre della Pop Art, quando spostò lo sguardo dalle celebrità globali a soggetti marginali: drag queen afroamericane e latinoamericane, elevate a icone visive.
Questa scelta segnò una svolta nella sua ricerca: il ritratto non fu più celebrazione del mito mediatico, ma indagine sull’identità, sul corpo e sulla costruzione sociale dell’immagine. I colori acidi, le sovrapposizioni e la ripetizione seriale restituiscono una galleria vibrante, che anticipa temi oggi centrali come genere, rappresentazione e artificio mediatico.
Accanto alla serie principale, il percorso include celebri ritratti degli anni Sessanta-Ottanta: da Marilyn a Mao, fino a figure come Mick Jagger e Grace Jones, oltre agli autoritratti in cui Warhol mette in scena se stesso come icona. Ne emerge un artista capace di fondere arte e comunicazione di massa, ridefinendo il linguaggio visivo contemporaneo.
BANKSY ARCHIVE 01 – THE SCHOOL OF BRISTOL (1983–2005)
Bologna, Palazzo Fava
FINO A: 2 agosto 2026
10.00-19.00; ultimo ingresso 18.00 (chiuso il martedì)
genusbononiae.it / bolognawelcome.com
Di Banksy ormai si conosce (probabilmente) anche il nome, ma una cosa di lui rimane ancora poco conosciuta: il legame della sua arte con la nativa Bristol, la sua scena urbana, le tensioni sociali, la cultura visuale, il graffitismo, la musica, la politica. Il punto non è solo l’immagine già diventata icona globale, ma il laboratorio che l’ha resa possibile.
Il percorso bolognese mette insieme circa trecento materiali fra opere, documenti, fonti d’archivio e contributi di ricerca per ricostruire il periodo formativo che va dagli anni Ottanta ai primi Duemila. L’idea forte è che il linguaggio di Banksy non sia spuntato dal nulla, ma si sia formato in un ecosistema preciso, quello della cosiddetta “School of Bristol”, dove arte di strada, controcultura, ironia e critica del potere si sono intrecciate fino a produrre un immaginario riconoscibile in tutto il mondo.
Ne viene fuori un ritratto meno agiografico e più storico: Banksy non come mistero da venerare, ma come prodotto sofisticato di un contesto urbano e politico che ha saputo trasformare la ribellione in linguaggio visivo.
BERNARDO BERTOLUCCI. IL NOVECENTO
Palazzo del Governatore – Parma
FINO A: 26 luglio 2026
10:00 – 19:00 (chiuso il lunedì)
www.fondazionebertolucci.it
A cinquant’anni dall’uscita di Novecento, Parma rende omaggio a Bernardo Bertolucci con una mostra che entra nei meccanismi creativi del film. L’esposizione è costruita in quattro sezioni – contesto, lavorazione, opera e ricezione – e accompagna il visitatore dentro la genesi di uno dei titoli più ambiziosi del cinema italiano.
Materiali d’archivio in gran parte inediti – fotografie, appunti, sceneggiature, video – permettono di ricostruire il processo produttivo e l’immaginario del regista. Accanto a questi, opere di artisti come Guttuso e Fontana contribuiscono a restituire il clima culturale degli anni Settanta.
Il film, lungo oltre cinque ore nella versione originale, racconta la storia d’Italia attraverso due protagonisti e le trasformazioni sociali del Novecento. La mostra ne evidenzia l’eredità, mettendo in luce il lavoro collettivo di un cast internazionale (da De Niro a Depardieu) e di collaboratori come Vittorio Storaro ed Ennio Morricone. Il ritratto di un’opera totale, capace di intrecciare cinema, politica e memoria.
IL SIMBOLISMO IN ITALIA
LUOGO: Fondazione Magnani-Rocca – Parma
FINO A: 28 giugno 2026
ORARI: 10:00 – 18:00 (chiuso il lunedì)
www.magnanirocca.it
Con oltre 140 opere tra dipinti, sculture e incisioni, la mostra ricostruisce uno dei momenti più enigmatici e visionari dell’arte italiana tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il percorso indaga come il Simbolismo abbia trasformato mito, sogno e dimensione interiore in immagini cariche di suggestione.
Pur dialogando con esperienze europee – da Gustave Moreau a Arnold Böcklin – la declinazione italiana sviluppa una propria identità, fondata su un equilibrio tra spiritualità, paesaggio e tradizione figurativa. La mostra distingue tra artisti pienamente simbolisti e autori che ne adottarono solo alcuni elementi, offrendo una lettura critica e filologica del movimento.
I temi ricorrenti attraversano le sette sezioni espositive: la natura come organismo vivo, la figura femminile ambigua e magnetica, il mito reinterpretato in chiave inquieta, il paesaggio come spazio mentale. Il risultato è una mappa complessa, che restituisce all’Italia un ruolo attivo nella costruzione di un linguaggio simbolista europeo, lontano dall’idea di semplice periferia culturale.
ROTHKO A FIRENZE
Palazzo Strozzi + Museo di San Marco + Biblioteca Medicea Laurenziana
FINO A: 23 agosto 2026
10:00 – 20:00 (Palazzo Strozzi; variazioni per le altre sedi)
www.palazzostrozzi.org
La mostra fiorentina dedicata a Mark Rothko riunisce oltre 70 opere e si distingue per un impianto diffuso nella città, mettendo in relazione la pittura del maestro americano con i luoghi del Rinascimento che lo influenzarono profondamente.
A Palazzo Strozzi il percorso segue l’evoluzione dell’artista: dagli esordi figurativi degli anni Trenta, segnati da suggestioni rinascimentali e tensioni espressioniste, fino alla progressiva dissoluzione della forma nei celebri campi cromatici. Le sue grandi superfici di colore, sospese e vibranti, mirano a suscitare un’esperienza emotiva e quasi spirituale nello spettatore.
Il dialogo si intensifica nelle altre sedi: al Museo di San Marco alcune opere sono accostate agli affreschi del Beato Angelico, mentre alla Biblioteca Laurenziana il confronto è con l’architettura michelangiolesca. Il risultato è un percorso che mette in luce il legame tra spazio, luce e pittura, centrale nella ricerca di Rothko, fino alle ultime opere, sempre più essenziali e introspettive.
HOKUSAI. IL GRANDE MAESTRO
Palazzo Bonaparte – Roma
FINO A: 31 luglio 2026
10:00 – 20:00
www.arthemisia.it
Oltre 200 opere raccontano la straordinaria parabola di Katsushika Hokusai, protagonista dell’arte giapponese tra Sette e Ottocento. La mostra ripercorre tutte le fasi della sua produzione, dalle celebri vedute del Monte Fuji fino ai disegni dei Manga, termine da lui stesso coniato.
Fulcro del percorso è la celebre Grande Onda di Kanagawa, simbolo universale della grafica giapponese, ma l’esposizione amplia lo sguardo includendo scene di vita quotidiana, paesaggi e studi naturalistici. La tecnica xilografica, basata sulla stampa da matrici lignee, viene approfondita anche nei suoi aspetti materiali.
L’influenza di Hokusai sull’arte occidentale è evidente: pittori come Monet e Van Gogh e persino musicisti come Debussy ne trassero ispirazione. La mostra sottolinea questa eredità globale, mostrando come un artista radicato nella cultura del periodo Edo sia diventato un riferimento universale.
DANTE NEI LIBRI D’ARTISTA
Roma, Biblioteca Vallicelliana – Salone Borromini
FINO A: 22 aprile 2026
lunedì, martedì e venerdì 10.00-13.00; mercoledì e giovedì 15.00-18.00 su prenotazione.
vallicelliana.cultura.gov.it
La mostra romana prende Dante e lo porta dentro un territorio laterale ma fertile: quello del libro d’artista. Trenta autori, con tecniche e linguaggi differenti, reinterpretano il poeta e le sue opere trasformando il libro in oggetto visivo, plastico, tattile. Non un corredo illustrativo della Commedia, ma una costellazione di riscritture.
Il percorso è interessante proprio perché evita la monumentalizzazione scolastica del Sommo Poeta. Dante diventa materia da attraversare con strumenti contemporanei: incisione, pittura, scultura, tessitura, assemblaggio. Le forme sono molteplici – leporelli, rotoli, libri-oggetto, scatole, cartelle – e mostrano quanto l’universo dantesco continui a generare immagini, simboli e dispositivi narrativi.
A rafforzare il dialogo fra passato e presente intervengono anche alcuni tesori della stessa Vallicelliana, fra manoscritti e antiche edizioni. Così la mostra si muove su due piani: da una parte la persistenza di Dante nella cultura visiva contemporanea, dall’altra la materialità del libro come spazio di invenzione.

