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1 Dicembre 2021 | Attualità, Economia

Le sfide di Milano

Una visione di Milano 2030 è evocata nel volume “8tto Racconti di Milano – Verso un nuovo progetto di città”. Edito da Assimpredil Ance di Milano, Lodi, Monza e Brianza, per approfondire, sotto diversi punti di vista e da differenti ambiti di osservazione, che cosa è stata, che cosa è oggi la città. Per immaginare, disegnare, preparare quella che sarà, o che speriamo che sia, la Milano del futuro.

Il progetto, iniziato nel 2019 con otto incontri tematici – da maggio a ottobre – e presentato nel 2021 – con la pubblicazione del volume 8tto Racconti di Milano, ha coinvolto esperti e personalità del mondo delle istituzioni e dell’economia. Trenta autorevoli firme con le quali si è inteso affrontare una verifica delle condizioni di quel grande sviluppo che Milano, prima del lockdown, stava percorrendo. La pandemia ha, certamente, posto una barriera imprevista e drammatica alle riflessioni avviate. Ma il dibattito non si è certo fermato. Anzi, proprio questi difficili tempi hanno imposto, oltre a tutti i cambiamenti che le norme e il buon senso hanno previsto, nuove sfide e rinnovate riflessioni.

8tto Racconti di Milano, presentato lo scorso 19 novembre alla bella Libreria Cento Fiori di Milano, è uno spunto per approfondire le differenti dimensioni che le città contemporanee – e in particolare Milano – sono chiamate ad affrontare: i cambiamenti dei profili sociali, economici e demografici, le possibili regole per il governo delle trasformazioni urbane, la dimensione territoriale delle problematiche ambientali e di mobilità, la domanda di casa sociale e assieme di urbanità e bellezza della città, la rigenerazione urbana come necessario paradigma per uno sviluppo sostenibile, le differenti idee di città che ne sostengono previsioni e scelte. 8tto Racconti di Milano è, dunque, una storia di sfide e di successi che la città esprime. A partire dalla storia che il team, per realizzare un prodotto così pregiato, ha documentato durante un intenso mese di attività. Una storia di autentico impegno che Paolo Galuzzi e Piergiorgio Vitillo, insieme ad Andrea Lavorato, autori del volume, ci raccontano: dalla scelta della carta (di pregio quale la Munken Pure 115) al lavoro tipografico e di stampa, dagli scatti fotografici al montaggio video, fino al suo impianto grafico che sintetizza design, ritmo ed equilibrio di un progetto grafico (e di una città).

Tecnologia e tradizione artigianale si fondono in un prodotto librario d’eccellenza. Un lavoro corale e impegnativo. A vario titolo e ognuno per le sue competenze sono entrate in gioco ben sei aziende per la produzione del volume, cartiera esclusa. «Particolare interesse ha suscitato, in tutto il team, la stampa a caldo del volume (il numero 8 in copertina e la composizione tipografica Milano in quarta), realizzata da due maestri artigiani, fratelli di terza e purtroppo ultima generazionesottolineano gli autori Paolo Galuzzi e Piergiorgio Vitillo -. Un piccolo museo della stampa ancora operativo (purtroppo per poco) nel cuore di Bergamo».

Un libro esclusivo per la carta con la sua superficie lisciata che restituisce un ottimo risultato iconografico. Per la qualità di stampa offset, tradizionale ma con un’evoluzione tecnologica tale da essere ormai prossima al traguardo: il quinto colore, rosso Pantone Warmred, necessaria per esaltare l’effetto bilingue dell’opera. Per la copertina che, in conseguenza della particolare rilegatura adottata, consiste in due plance in cartone grezzo (riciclato 100%) alle quali, contrariamente al solito, non viene applicato alcun rivestimento ma, nella miglior tradizione artigianale, si stampa direttamente con impressione a caldo al foil rosso pastello. Ancora di notevole interesse è la matrice usata: il clichè in ottone con incisione al pantografo, prerogativa per l’effetto bassorilievo di cui beneficia l’8, elemento grafico portante della copertina. Determinante per le scelte fin dall’inizio è la rilegatura, brossura cucita alla bodoniana, oggi particolarmente pregiata per la finitura a mano, mentre ai tempi del suo creatore era la più semplice e povera proprio per le stesse ragioni. Infine le plance di copertina, così come la tela del dorso, sono applicate con colla, dalle sapienti mani delle operatrici del reparto di finitura della legatoria.

Sofisticato anche il lavoro di Francesco di Loreto per fotografia e video. Bianco e Nero la scelta che ha comportato una serie di peculiarità al momento dello scatto: forti contrasti di luce, accostamenti cromatici violenti, utilizzo di un filtro polarizzatore per avere i cieli molto carichi. Fotografie con la pioggia e di notte, per scatti meno scontati di alcune iconiche parti di città. Foto dal basso e da alcuni edifici alti, si alternano a scatti con l’utilizzo di un drone per alcune aree periferiche in evoluzione, molto complesse da raccontare altrimenti. Due i video promozionali realizzati: uno generale, sugli 8Racconti, che ha permesso di avere un colpo d’occhio su Milano, sia in estensione che in densità; l’altro che documenta il processo di stampa del libro, concepito quando si è capito che sarebbero state tante lavorazioni diverse, e quindi poteva essere interessante documentarle. Francesco di Loreto ha girato quasi tutto da solo. Solo in un paio di occasioni anche Emanuele Gipponi, di Due Mani Non Bastano, è arrivato in soccorso per filmare le ultime fasi, soprattutto quella dell’assemblaggio. A dimostrazione di come sia stato un vero progetto corale, realizzato con quell’entusiasmo che serve per ottenere il miglior risultato possibile. Il design del libro – a cura di Due Mani Non Bastano (Emanuele Gipponi, Ilaria Faccioli) è la sintesi di tutte le scelte progettuali. Contiene in sé la grafica, i contenuti, il senso del ritmo e l’equilibrio dei vari elementi. Il progetto grafico, che nasce per definizione a due dimensioni, nel design di un libro, invece, acquista anche una sua spazialità dimensionale e polisensoriale. Se Miles Davis affermava che “la musica è il silenzio”, nel senso che è necessario trovare il giusto equilibrio tra una nota e l’altra, per i designer il “silenzio in grafica” è il bianco della pagina e la sua relazione con le immagini e i testi. 8TTO Racconti di Milano contiene numerosi contributi testuali e un ricco corredo fotografico, per cui, una parte importante del lavoro è stata la ricerca di un giusto equilibrio tra i contenuti. In questo senso, il progetto grafico non è solo i grafismi (le note per Miles Davis), ma è anche il progetto di ciò che non si vede, come gli spazi bianchi in pagina (il silenzio).

Potremmo forse dire che il nono racconto di 8TTO Racconti di Milano è il making of. La produzione del libro ha impiegato circa un mese e almeno sette lavorazioni. Tra gennaio e febbraio del 2021 il team ha seguito tutto il processo spostandosi di volta in volta nei luoghi di produzione distribuiti in città e nell’hinterland. Grazie ai filmati è stato documentato cosa significa “fare un libro”, la sfida, le storie, le persone, le macchine, le tecnologie coinvolte e dove il progetto incontra la capacità artigianale/industriale italiana per trasformarsi in oggetto. «Sono state incontrate persone contente di raccontare il proprio lavoro, stupite e incuriosite che ci fossero altre persone interessate a documentarlo. Gli artigiani che hanno realizzato la stampa a caldo hanno mostrato orgogliosi le prime macchine a gas sulle quali lavorava il bisnonno agli inizi del ‘900. – Conclude Emanuele Gipponi -. Osservare la loro maestria nel “mettere a registro” millimetrico il punzone che avrebbe poi impresso il numero 8 in copertina, come la capacità manuale con la quale il reparto di incollatura ha applicato e incollato a mano le plance di copertina, rivela come queste maestranze esperte hanno contribuito e contribuiscono, in modo determinante, all’economia di un paese attraverso la realizzazione di un libro, e fa riflettere su come rischiano di scomparire divorate dalla dimensione digitale, e non solo».

Perché la pandemia sta riscrivendo la storia. Il Covid, nella sua corsa inarrestabile e mutevole, sta spostando orizzonti e stravolgendo priorità. Ma non sta certamente arrestando lo sviluppo e il progresso delle comunità. La città degli affari, la città universitaria, la città della moda, la città del design, la città dell’innovazione, la città laboriosa non può ridurre la sua forza trainante. Il motore metropolitano dell’intero sistema Paese non può spegnersi. Milano non è sola. Condivide le sfide dinnanzi alle quali si trovano le altre metropoli della rete delle città-globali, costrette tutte a ripensarsi e a riprogettarsi dopo l’impatto della pandemia. L’economia ripartirà, certo, ma senza archiviare questa lunga parentesi di insicurezza, ansia, solitudine, sacrifici e dolore che sta corrodendo profondamente la psicologia collettiva. Le città non saranno più come prima. La socialità, la fiducia nel futuro, la propensione a investire, nulla sarà più come prima. Il coraggio e la passione, quelli sì che restano immutati.

Foto di Emanuele Gipponi

di Luisa D’Elia

 

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