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Legge Salvamare: non è più reato raccogliere i rifiuti

Dopo anni di iter parlamentare è stata approvata la Legge “Salvamare”: ai pescatori sarà consentito raccogliere i rifiuti che trovano in mare per portarli a riva, senza per questo incorrere nel reato di trasporto illecito di rifiuti.  La legge supporta anche l’educazione ambientale e le attività di sensibilizzazione nelle scuole e tra i cittadini.  L’approvazione […]
legge salvamare

2 Giugno 2022 | Ambiente, Attualità

Dopo anni di iter parlamentare è stata approvata la Legge “Salvamare”: ai pescatori sarà consentito raccogliere i rifiuti che trovano in mare per portarli a riva, senza per questo incorrere nel reato di trasporto illecito di rifiuti.  La legge supporta anche l’educazione ambientale e le attività di sensibilizzazione nelle scuole e tra i cittadini. 

L’approvazione della legge 

La legge “Salvamare” è arrivata per la prima volta alla Camera nel 2019, presentata dal ministro dell’Ambiente di allora, Sergio Costa. Solo di recente il via libera del Senato che ha approvato la legge in via definitiva con nessun voto contrario. 

La legge riguarda il comportamento non solo in mare, ma anche laghi e fiumi. I pescatori se trovavano nelle reti dei rifiuti non li potevamo portare a terra a rischio di incorrere in una violazione del codice penale. Quindi li rigettavano in mare. Ora il trasporto è consentito e le autorità portuali sono obbligate a farsene carico allestendo apposite isole ecologiche. 

La nuova norma recepisce la Direttiva Europea 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi che considera i rifiuti accidentalmente pescati come rifiuti urbani e non più speciali. 

I soggetti pubblici o privati deputati alla gestione dei rifiuti a livello comunale, o all’interno dei singoli porti, stipulano con le associazioni di rappresentanza delle imprese di settore convenzioni per la definizione delle modalità di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati. Il costo di questo servizio non è più a carico di chi raccoglie i rifiuti bensì è coperto dalle entrate generate da sistemi di finanziamento alternativi, come la Tari o finanziamenti dell’Unione Europea.

Cosa si trova nel mare 

Secondo i dati raccolti da Legambiente i due terzi del totale dei rifiuti marittimi sono rappresentati da sole 10 tipologie di oggetto (sulle 175 categorie totali). 

Al primo posto oggetti e frammenti di plastica con una dimensione compresa tra 2,5 e 50 centimetri (14,7% del totale), seguiti dai mozziconi di sigarette (l’8,5%) e dai pezzi di polistirolo (dimensione dai 2,5 ai 50 centimetri) pari all’8,4%. E ancora tappi e coperchi in plastica (7,9%) e le stoviglie usa e getta (6,1%). Al sesto posto troviamo bottiglie e contenitori in plastica per bevande (4,8%), al settimo le reti o sacchi per mitili o ostriche (4,7%), seguite dai cotton-fioc in plastica (4,5%). Nono posto occupato da oggetti e frammenti in plastica espansa (non di polistirolo) con il 2% e chiudono la classifica “altre bottiglie e contenitori in plastica”, con l’1,9%.

L’Associazione Fedagripesca-Confcooperative riferisce che se la flotta da pesca in Italia portasse a terra tutti i rifiuti che salgono con le loro reti, in dieci anni il mare si libererebbe da almeno trentamila tonnellate di rifiuti.

Educazione ambientale nelle scuole

La legge prevede anche campagne di sensibilizzazione e informazione sul mare, la plastica e l’economia circolare, ma soprattutto introduce l’obbligo di raccolta differenziata e di Educazione Ambientale in tutte le scuole italiane. Prima era possibile, ma non obbligatorio.

Di Zaira Nobile

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