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24 Giugno 2021 | Attualità

Legge Zan, Draghi ribadisce la laicità ma anche il rispetto del Concordato

L’Italia è uno stato laico ed è compito del Parlamento fare le leggi. Il Presidente del Consiglio risponde in Parlamento alla nota verbale del Vaticano sul disegno di legge “Zan” nella quale si sosteneva una possibile violazione del Concordato tra Stato Italiano e Chiesa. Il disegno di legge prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

L’iter di questa legge è difficoltoso. La proposta di legge fu fatta alla Camera dei deputati nel 2018 ed è stata oggetto di ostruzionismo. Diventato un provvedimento di bandiera per una parte della maggioranza é poi stata approvata senza gli interventi migliorativi sostenuti da tutte le forze politiche ed é approdata al Senato. Qui si è ripetuta la contrapposizione producendo il medesimo effetto: la totalità delle forze politiche ritiene necessari o opportuni miglioramenti ma non sono state create le condizioni per un dialogo dando spazio ai sostenitori della tesi ‘meglio questa legge che nessuna legge’.

In questo scenario arriva la nota verbale del Vaticano, uno strumento formale che richiama gli accordi del Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Il problema secondo la Chiesa è che la legge “avrebbe l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario”. La nota consegnata all’ambasciatore italiano prosegue rilevando “che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa — particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere» — avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina”.

La risposta di Draghi in Senato è stata interpretata dalle diverse posizioni politiche con favore pur dandole un significato molto differente. il presidente del Consiglio ha affermato la laicità dello Stato e l’indipendenza legislativa del Parlamento ma ha anche richiamato al rispetto degli accordi internazionali. Ha infine specificato che è il Parlamento e non il Governo a fare le leggi, quindi rimettendo in mano al Senato ogni decisione, ramo del Parlamento in cui si trova ora il disegno di legge.

Cosa prevede la legge. La nuova norma se approvata prevederà aggravanti specifiche per i crimini d’odio e discriminazioni contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Vengono introdotte queste definizioni come aggravanti di diversi delitti di violenze o minacce producendo così un effetto sia sulla durata della pena, sia sulla modalità di espiazione e concessione di eventuali benefici. L’articolo della legge che ha prodotto la reazione del Vaticano è stato in particolare il 7, “Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” che cadrebbe il 17 maggio di ogni anno. A tutte le scuole, quindi anche a quelle cattoliche si applicherebbe quanto precisato nello stesso articolo e cioè “In occasione della Giornata nazionale sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1.Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsabilità, nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Il concordato. E’ una intesa che il Vaticano stipula con gli Stati. Il primo risale al 1211 tra Papa Callisto II e Enrico V, imperatore del Sacro Romano Impero. Poi fu la volta degli Asburgo e via via con decine di stati. Attualmente oltre al Concordato italiano sono una ventina quelli vigenti con Paesi di tutto il mondo tra cui lander della Germania, Austria, Malta, Ungheria, Spagna, Slovacchia, Polonia, Lituania, Filippine, Argentina, Brasile, Portogallo, Irlanda, Andorra, Nicaragua, Colombia, Repubblica Dominicana, alcuni cantoni della Svizzera.

 

di Giorgio Tedeschi

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