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L’Italia dice addio alle cabine telefoniche

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo una consultazione che ha trovato tutti gli operatori d’accordo, ha stabilito che Tim non è più obbligata a garantire il servizio pubblico e può iniziare a smantellare le oltre 16mila cabine telefoniche sparse sul territorio nazionale. Saranno progressivamente rimosse e resteranno solo quelle che si trovano negli ospedali […]

13 Giugno 2023 | Attualità

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo una consultazione che ha trovato tutti gli operatori d’accordo, ha stabilito che Tim non è più obbligata a garantire il servizio pubblico e può iniziare a smantellare le oltre 16mila cabine telefoniche sparse sul territorio nazionale.

Saranno progressivamente rimosse e resteranno solo quelle che si trovano negli ospedali con almeno 10 posti letto, nelle caserme con almeno 50 occupanti stabili, nelle carceri e dove non arriva la copertura della rete mobile, come i rifugi di montagna.

L’installazione della prima cabina telefonica pubblica risale al 10 febbraio 1952, a Milano in Piazza San Babila, su iniziativa della concessionaria Stipel. Durante gli anni settanta del secolo scorso le cabine telefoniche diventarono consuete nel paesaggio urbano italiano, dalle circa 2.500 cabine nel ’71 si raggiungerà a fine decennio l’ammontare di oltre 33.000.

Si chiude così un’epoca dopo che per decenni le cabine telefoniche hanno rappresentato per molti l’unico metodo per comunicare a distanza.

Niente più gettoni (introdotti nel 1959 e in uso fino al 31 dicembre 2001, anche se non venivano più coniati già dal 1980), niente più file fuori dalla cabina (in attesa che Clark Kent si travestisse da Superman, Doctor Who viaggiasse nello spaziotempo, o il rag. Bianchi terminasse la favola alla figlia), niente più girovagare per la città alla ricerca di un telefono agibile.

(Fonte immagine: La Repubblica)

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