Il settore della meeting industry italiana sta attraversando una stagione di straordinaria vivacità, consolidando il ruolo del nostro Paese come destinazione d’eccellenza nel panorama internazionale degli eventi business. Secondo i dati dell’undicesima edizione del Rapporto dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi (OICE), promosso da Federcongressi&eventi e realizzato dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) dell’Università Cattolica, il 2024 ha segnato un record storico in termini di presenze sul territorio. Con oltre 47,2 milioni di presenze totali, il comparto non solo è cresciuto del 12,9% rispetto all’anno precedente, ma ha finalmente superato i volumi registrati prima dell’emergenza sanitaria, a testimonianza di una resilienza e di una capacità di rinnovamento uniche al mondo.
Questa scalata verso il vertice della competitività globale è sostenuta da un mix di fattori che rendono l’offerta italiana inimitabile: l’altissima qualità delle strutture congressuali, la profonda professionalità degli operatori e la capacità innata delle imprese nazionali di cogliere le sfide dei mercati internazionali. L’attrattività dell’Italia è confermata dal deciso incremento degli incontri a carattere internazionale, che hanno ormai superato le quote del 2019, proiettando l’immagine del Paese come un hub strategico per la conoscenza e l’innovazione. Tale dinamismo genera un impatto economico diretto e rilevante sulle destinazioni ospitanti, alimentando una filiera che unisce ospitalità, servizi tecnologici e valorizzazione del patrimonio culturale.
Un elemento distintivo dell’eccellenza italiana risiede nella straordinaria varietà e bellezza delle sue location. Se gli alberghi con sale meeting continuano a ospitare la maggior parte degli eventi, si assiste a una vera e propria esplosione di interesse per le sedi cariche di storia e per gli spazi creativi. Le dimore storiche, tra cui abbazie, castelli e ville d’epoca, hanno registrato una crescita record del 20,6% nel numero di eventi, dimostrando come il patrimonio artistico nazionale possa trasformarsi in un asset strategico per il business moderno. Parallelamente, gli spazi non convenzionali, come centri di innovazione tecnologica e location nate dalla rigenerazione urbana, hanno visto un incremento delle presenze del 46%, intercettando la domanda di format sempre più personalizzati e originali.
Dal punto di vista geografico, pur rimanendo il Nord la locomotiva del settore con oltre il 57% degli eventi totali, l’eccellenza italiana si sta diffondendo con forza in tutto il territorio. Il Mezzogiorno e le Isole mostrano tassi di crescita superiori alla media nazionale, con un aumento degli eventi nel Sud del 14,6% e un incremento record delle presenze nelle Isole del 18,8%. Questa distribuzione diffusa del valore testimonia la capacità dei territori di investire in accoglienza e infrastrutture, rendendo ogni regione una potenziale capitale dei grandi congressi. Nonostante le sfide poste da un contesto geopolitico complesso e dall’aumento dei costi, la meeting industry italiana si conferma un pilastro fondamentale dell’economia nazionale, capace di generare valore, occupazione e prestigio internazionale.

