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3 Maggio 2022 | Attualità

“Nomadi digitali”: l’Italia accoglie i lavoratori extra europei

L’Italia segue la strada intrapresa da altri Paesi europei e agevola l’ingresso dei cittadini extra europei che scelgono di lavorare nel territorio italiano, per un determinato periodo, svolgendo la propria attività da remoto. Una burocrazia più snella fornirà un visto speciale di un anno e assicurazione sanitaria. 3 lavoratori su 4 optano per il south-working.

La novità è contenuta nell’artivolo 6 quinquies, della legge 25 del 28 marzo 2022, di conversione del decreto Sostegni-ter (decreto legge 4/2022), che integra l’articolo 27 del Tui (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). La nuova previsione normativa intercetta quei lavoratori extra Ue altamente qualificati che, sfruttando la tecnologia, sono in grado di lavorare da remoto in autonomia, ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano.

Visto specifico di un anno

Per entrare in Italia, questi lavoratori avranno bisogno del solo visto d’ingresso, specifico per questa categoria, della durata non superiore a un anno. 

Nomadi digitali e lavoratori da remoto extracomunitari, autonomi o subordinati, potranno dunque entrare in Italia al di fuori delle quote annuali del decreto flussi, che prevedono un massimo di 69.700 unità, di cui 42mila riservate al lavoro stagionale. Una volta richiesto il visto i lavoratori avranno diritto a un permesso di soggiorno valido fino a un anno e dovranno attivare un’assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi, rispettando le disposizioni fiscali e contributive italiane.

Un decreto interministeriale definirà le modalità e i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno, le soglie minime di reddito, le modalità di verifica dell’attività lavorativa e ulteriori dettagli sulle categorie di lavoratori che possono beneficiare di questa specifica tipologia di visto. 

L’identikit del nomade digitale

I nuovi nomadi digitali sono oggi in prevalenza esperti di marketing e comunicazione over 35, si spostano con il partner e non disdegnano di soggiornare oltre 3 mesi in Italia, meglio se in una delle regioni del sud. È quando emerge dal Secondo Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia, uno studio condotto dall’Associazione Italiana Nomadi Digitali e da Airbnb.

Il 46% dei remote worker intervistati ha già fatto esperienze di nomadismo digitale, mentre il restante 54% dichiara di volerlo fare nel prossimo futuro. Il fenomeno interessa maggiormente le donne, che rappresentano il 54% degli intervistati, l’età di riferimento è quella dai 25 ai 44 anni (67%). 

Il Mezzogiorno e le isole sono destinazioni gradite complessivamente da ben 3 intervistati su 4 (76%). Le attività che vorrebbero maggiormente sperimentare e che interessano di più remote worker e nomadi digitali sono: gli eventi culturali e quelli enogastronomici (60%), seguiti da attività a contatto con la natura (51%), esperienze originali e caratteristiche del territorio (40%) e da attività di socializzazione con la comunità locale (37%). 

Gli aspetti più rilevanti e irrinunciabili per i remote worker che vorrebbero vivere un’esperienza di nomadismo digitale in Italia e che influenzano la scelta della loro destinazione sono: la qualità della connessione a Internet (65%), costi della vita (61%) adeguati alle loro esigenze, attività culturali (40%) e la possibilità di s perimentare le tradizioni locali (37%).

 

di Serena Campione

nomandi digitali

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