Dalla Gen Z arriva una nuova e inattesa consacrazione dello stile di vita italiano: si chiama “nonna maxxing” e trasforma le abitudini delle nonne in un modello da imitare. Il termine, nato dall’inglese to max out, indica la scelta di portare al massimo un comportamento. In questo caso significa rallentare, uscire dalla logica della produttività continua e recuperare una quotidianità fatta di gesti semplici, relazioni e tempo vissuto senza l’obbligo di esibirlo online.
Il fenomeno, rilanciato da testate internazionali e diventato virale su Instagram e TikTok, intercetta il disagio di molti giovani davanti alla pressione di essere sempre efficienti, performanti e visibili. Le nonne italiane rappresentano l’opposto: camminano ogni giorno, fanno la spesa nei negozi di fiducia, mangiano prodotti di stagione, coltivano amicizie e rapporti di vicinato, si concedono un caffè al bar senza trasformare ogni pausa in un contenuto.
A colpire è anche il rapporto con l’età. Le protagoniste del trend non cercano di cancellarne i segni, ma li vivono come una parte naturale dell’esistenza. Sono curate, autonome e socialmente attive, spesso impegnate nella vita dei nipoti e della comunità. Il loro “dolce far niente” non coincide con l’inerzia: è piuttosto la capacità di alternare movimento e riposo, attività e conversazione, senza considerare il tempo libero una colpa.
Il cinema italiano ha già offerto un ritratto coerente con questa riscoperta. In Gioia Mia, esordio alla regia di Margherita Spampinato, l’anziana zia Gela accoglie a Palermo un nipote ribelle e gli apre le porte di un mondo regolato da ritmi, legami e consuetudini lontani dall’accelerazione digitale. Paradossalmente, mentre l’Italia tende spesso a considerare antiquato questo patrimonio quotidiano, sono i giovani stranieri a riconoscerlo come una possibile forma di modernità.

