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22 Marzo 2023 | Attualità, Innovazione

Occhi italiani sulle Lune di Giove

Creati in Italia 4 dei 10 strumenti che il 13 aprile partiranno con la missione europea Juice diretta verso Ganimede, Europa e Callisto. Nati a Firenze, destinati allo spazio Sono stati costruiti da Leonardo S.p.A. nel suo stabilimento di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, quattro dei dieci strumenti di indagine che supporteranno la missione […]
Giove e le sue lune

Creati in Italia 4 dei 10 strumenti che il 13 aprile partiranno con la missione europea Juice diretta verso Ganimede, Europa e Callisto.

Nati a Firenze, destinati allo spazio

Sono stati costruiti da Leonardo S.p.A. nel suo stabilimento di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, quattro dei dieci strumenti di indagine che supporteranno la missione spaziale europea Juice (Jupiter Icy Moons Explorerer), in partenza il prossimo 13 aprile. Sono dunque italiani molti degli “occhi” (o meglio, degli “occhiali”) che sonderanno la possibile esistenza di vita su Ganimede, Europa e Callisto, le lune ghiacciate di Giove che danno il nome all’impresa.

Partenza il 13 aprile 2023

Subito dopo Pasqua, dalla base europea di Kourou nella Guyana Francese, Juice partirà alla volta del pianeta più grande di tutto il Sistema Solare per raccogliere informazioni sulle sue lune, che sotto i ghiacci superficiali nascondono oceani in cui potrebbe essere (stata) ospitata la vita. A questo serviranno le apparecchiature messse a punto da Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Agenzia Spaziale Europea (Esa), con il contributo di Thales Alenia Space, Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e delle università di Trento e Sapienza di Roma: un grande lavoro di squadra che ha realizzato il contributo più corposo da parte di un singolo Paese.

Giove, una stella mancata

“Questa missione potrà dirci molto anche su Giove, che possiamo considerare una stella mancata”, ha dichiarato Barbara Negri, responsabile del Volo umano e della Sperimentazione scientifica dell’Asi. Infatti, prosegue Negri, “Giove è un pianeta anomalo per dimensioni e struttura e una delle teorie ipotizza che quello solare avrebbe potuto essere un sistema binario”, cioè con due stelle: una sua conoscenza sempre più dettagliata ci permetterà di capire perché il gigante del Sistema Solare è quello che noi vediamo come pianeta e che cosa abbia impedito un sistema evolutivo di tipo diverso”.

di Daniela Faggion

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Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.