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11 Maggio 2024 | Attualità

Pausa pranzo: le abitudini degli italiani

L’analisi mette in luce alcune differenze tra le diverse generazioni ma anche tra Nord e Sud. La pausa al ristorante è l’opzione più diffusa e per 9 dipendenti su 10 la cucina italiana è quella più apprezzata.

Nove italiani su dieci preferiscono andare al ristorante e la schiscetta portata da casa è utilizzata dal 38% degli intervistati, soprattutto al Sud. È quanto emerge da un’indagine realizzata da BVA Doxa per Edenred, multinazionale operante nel settore dei servizi per le imprese, sulle abitudini degli italiani per quanto riguarda la pausa pranzo.

L’analisi fotografa un momento della giornata che tutti i lavoratori italiani vivono e mette in evidenza le differenti abitudini anche tra generazioni diverse. Il pranzo fuori è l’opzione più diffusa ed è praticata in modo uniforme e trasversale da tutte le generazioni e anche a livello geografico. Un italiano su due mostra fedeltà allo stesso locale o al massimo ai 2-3 ai quali si è più̀ affezionati. Tra i piatti più scelti ci sono la pizza, la pasta, prodotti da forno come panini, piadine e toast, le insalatone. Per 6 lavoratori su 10 è elevata la frequenza di consumo per i primi piatti, per le verdure e per le pietanze a base di carne; 4 lavoratori su 10 gradiscono spesso anche piatti etnici, come poke (15%), sushi (11%) e kebab (10%). Tra le cucine più apprezzate c’è quella italiana per 9 dipendenti su 10, mentre 2/3 del campione ama anche la cucina asiatica, in particolar modo quella giapponese e quella cinese, e 3 intervistati su 10 anche quelle messicana, statunitense (fast-food) e greca.

Rispetto alla tendenza della schiscetta, ossia portarsi il cibo da casa, si tratta di un’abitudine più diffusa al Sud, dove il 42% degli intervistati dichiara di gestire spesso in questo modo la pausa pranzo (35% al Nord Est), mentre a livello generazionale sono i millennial a praticarla più frequentemente, con il 45% degli intervistati (30%, invece, dei Baby Boomer). Le pietanze portate al lavoro sono preparate, per l’80% degli intervistati, dalla stessa persona che le consumerà, con una netta preferenza per la cottura di primi piatti (80%), in primis la pasta, per la quale si registra una differenza di genere: è la schiscetta prediletta per il 46% degli uomini, mentre le donne la scelgono nel 34% dei casi; diversamente, i piatti di verdure, seconda opzione tra le pietanze preparate più spesso, trova preferenza da parte femminile nel 61% dei casi, 53% da parte dei maschi. Seguono la preparazione di toast o panini e i piatti di carne (specialmente pollo), portati in ufficio da 4 intervistati su 10.

Tra le soluzioni alternative c’è il delivery da far arrivare direttamente in ufficio. È una scelta frequente per il 15% degli intervistati, con una forte differenziazione tra Gen Z, che nel 25% dei casi opta per questa soluzione, e Baby Boomer, che se ne servono in appena l’8% dei casi. Anche sul piano geografico sussiste qualche differenza: al Sud il 22% degli intervistati si serve del delivery per pranzare in ufficio, mentre al Centro è appena il 10% a scegliere questa soluzione.

Nella maggior parte dei casi la pausa pranzo rappresenta un momento di socialità poiché viene trascorsa insieme ai colleghi di lavoro (60%) e perché è un contesto differente rispetto a quello solito lavorativo in cui è maggiore la tendenza a chiacchierare di argomenti personali come hobby, sport e tempo libero (56%), di viaggi e vacanze (49%) e anche di programmi TV, cinema e serie tv (36%). L’orario di picco della pausa pranzo è alle 13 e la sua durata media secondo il campione intervistato è di 45 minuti.

 

di Antonietta Vitagliano

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