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2 Ottobre 2023 | Attualità, Eventi

Per le strade di Parigi con Robert Doisneau

Fino al 15 ottobre 2023, il Museo Diocesano di Milano ospita l’antologica di Robert Doisneau (1912-1994), uno dei più importanti fotografi del Novecento.

L’esposizione, curata da Gabriel Bauret, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotta da Silvana Editoriale, col patrocinio del Comune di Milano, col contributo di Fondazione Banca Popolare di Milano e di Fondazione Fiera Milano, ripercorre la vicenda creativa del grande artista francese, attraverso 130 immagini in bianco e nero divise nelle sezioni corrispondenti ai soggetti e ai temi più ricorrenti e importanti per l’autore: la guerra, la liberazione, il lavoro, l’amore, i giochi dei bambini, il tempo libero, la musica, la moda, sapendo tradurre i gesti, i desideri e le emozioni dell’umanità del dopoguerra. Tutte le fotografie sono provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge, nell’immediata periferia sud di Parigi.

Doisneau condurrà il visitatore in una emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese, fissando col suo obiettivo l’immagine di una città ormai scomparsa. I soggetti delle sue fotografie sono infatti i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali, gli amici artisti, scrittori e poeti; non solo il compagno di scorribande Jacques Prévert, ma anche Malraux, Tinguely, Picasso, Léger, Giacometti e altri.

La strategia fotografica di Robert Doisneau si basava sull’osservazione della vita quotidiana delle persone, con un particolare interesse per le emozioni e i momenti spontanei. Il suo obiettivo era catturare la realtà in modo autentico e toccante, senza ricorrere a pose o messa in scena. In opposizione alla tendenza che invece chiedeva alla fotografia di mostrare l’immagine perfetta senza sbavature in posa come l’arte pittorica. Doisneau, Cartier-Bresson e poi all’estremo Capa ribaltano completamente l’uso della fotografia facendola diventare lo strumento per rappresentare la realtà così come è, così come la si vive. Ed proprio da queste sbavature che emerge il senso del bello e dell’umano che vuole valorizzare il fotografo con il suo l’obbiettivo. Ed è anche per questo che Doisneau insieme al suo amico Cartier-Bresson vengono considerati padri della fotografia umanista francese e  insieme a Robert Capa del fotogiornalismo di strada.

Doisneau era maestro nel cogliere gli attimi fugaci, e spesso riusciva a catturare la bellezza dell’ordinario. Era anche un maestro dell’attesa, spesso posizionava la fotocamera e aspettava che accadesse qualcosa nella realtà in quello spazio scelto. L’attesa come possibilità di novità, non succedeva nulla per ore e poi all’improvviso la realtà lo sorprendeva.  Tavolta invece posizionava delle “trappole” che catturavano l’attenzione del passante che reagiva, e a quel punto il fotografo aveva il suo attimo da immortalare.

Doisneau aveva un senso dell’umorismo e una visione poetica della vita, che traspaiono nelle sue fotografie. Le sue immagini sono spesso piene di ironia e di dolcezza, e riescono a trasmettere un senso di calore e di umanità. Tra i capolavori esposti, anche Le baiser de l’Hôtel de Ville del 1950, che ritrae una giovane coppia che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio per la rivista americana Life e per questo chiese ai due giovani di posare per lui.

Completa l’esposizione, un’intervista video al curatore Gabriel Bauret e la proiezione di un estratto dal film realizzato nel 2016 dalla nipote del fotografo, Clémentine Deroudille: Robert Doisneau, le révolté du merveilleux (Robert Doisneau. La lente delle meraviglie), che contribuisce ad approfondire la conoscenza dell’uomo e della sua opera. Il documentario racconta le prime pubblicazioni sui giornali, l’esperienza all’interno della Renault, l’occupazione e la liberazione, i felici anni del dopoguerra, la banlieue di Parigi e la nascita della sua fotografia più iconica. Alcune registrazioni d’archivio mostrano il fotografo all’interno del proprio laboratorio, contribuendo, insieme alla voce narrante della regista (che racconta del grande autore con l’affetto di una nipote orgogliosa) a creare la sensazione di intimità e prossimità che le stesse fotografie di Doisneau generano fra l’osservatore e i soggetti ritratti. Doisneau è considerato uno dei più grandi fotografi del XX secolo. La sua opera ha avuto un profondo impatto sulla fotografia umanistica, e le sue immagini continuano ad essere apprezzate da un pubblico internazionale.

 

di Sara Giudice

 

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