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27 Dicembre 2006 | Innovazione

Pubblicato il documento per la riforma del settore dell’editoria

Prende il via il processo di riforma del mondo dell'editoria visto dal governo Prodi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Franco Levi, ha così commentato la presentazione dello schema di riforma consegnato oggi, insieme a un questionario, alle associazioni di categoria e alle competenti Commissioni di Camera e Senato.

Prende il via il processo di riforma del mondo dell’editoria visto dal governo Prodi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Franco Levi, ha così commentato la presentazione dello schema di riforma consegnato oggi, insieme a un questionario, alle associazioni di categoria e alle competenti Commissioni di Camera e Senato:  “E’ il primo passo sulla strada della riforma dell’editoria – ha detto Levi – con la speranza che si possa cosi’ offrire anche un quadro di riferimento per la ripresa del dialogo tra editori e giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro dei giornalisti”. Il documento, disponibile sul sito del Governo , affronta i temi per capitoli: ‘L’impresa editoriale e il ruolo del giornalista’, ‘Il prodotto editoriale’, ‘Il mercato editoriale’, ‘Le provvidenze’, ‘Limiti, controlli, responsabilita”, ‘Distribuzione della materia nel sistema delle fonti normative’. Il documento è stato redatto con l’aiuto di un gruppo di lavoro presieduto da Enzo Cheli, primo presidente dell’Autorita’ garante delle telecomunicazioni. Con la presentazione dello schema e del questionario il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio avvia una consultazione per preparare il disegno di legge per una riforma organica del settore dell’editoria che il Governo si e’, con la legge Finanziaria, impegnato a presentare al Parlamento entro i prossimi sei mesi. Tutto questo – cosi’ si legge nella nota di accompagnamento dello schema e del questionario – “per garantire il pluralismo dell’informazione, assicurando un mercato libero e aperto ma nel quale non manchino le tutele per le voci meno potenti; per sostenere il rinnovamento tecnologico e industriale del mondo dell’editoria trasformando, cosi’, progressivamente la natura dell’aiuto pubblico da mero contributo al riequilibrio dei conti economici delle imprese a vero e proprio strumento di innovazione e, dunque, di crescita e di creazione di nuova occupazione; per contribuire al riequilibrio dei conti dello Stato prevedendo anche per il settore dell’editoria ad una riduzione della spesa pubblica da attuarsi concentrando le provvidenze sui soggetti piu’ deboli”.

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