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18 Marzo 2026 | Attualità

Riapre al Castello Sforzesco di Milano la Galleria dell’Antico Egitto

Dopo nove anni tornano visitabili i reperti della collezione civica dedicata all’antica civiltà. Oltre 300 oggetti in mostra, 80 mai mostrati prima al pubblico

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A Milano scorrono i Navigli e non il Nilo e, per quanto appuntito e con un’idea triangolare nella parte alta della facciata, il Duomo non è certo mastodontico come la piramide di Cheope. Eppure, da qualche giorno nella capitale del design e della moda si respira anche aria egizia. Sì, perché al Castello Sforzesco ha riaperto la Galleria dell’Antico Egitto, rimasta chiusa per nove anni e ora completamente rinnovata.

La collezione egizia dei Musei Civici milanesi conta circa 3.000 reperti, frutto di acquisizioni iniziate nei primi decenni dell’Ottocento e arrivate fino a donazioni più recenti. Nella nuova galleria ne sono esposti 330, tra cui 80 mai mostrati prima al pubblico. Il percorso espositivo accompagna i visitatori lungo oltre quattro millenni di storia, dal IV millennio avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo.

Papiri, sarcofagi, statuette funerarie, oggetti rituali e perfino mummie di animali sacri – come i gatti venerati nella religione egizia – compongono un itinerario che racconta la vita e le credenze di una delle civiltà più affascinanti dell’antichità. Il nuovo allestimento è stato progettato dall’architetto Markus Scherer, che si è ispirato alla sala ipostila dei templi egizi: le grandi vetrine a tutta altezza richiamano simbolicamente le colonne monumentali dei santuari faraonici.

Tra le novità più attese c’è l’esposizione del Papiro Busca, un documento lungo quasi sette metri arrivato in Italia nel 1826 grazie al collezionista Antonio Busca. Dopo un recente restauro che ne ha migliorato la leggibilità, il papiro è ora visibile in una teca speciale con illuminazione a pulsante, studiata per proteggere il delicato supporto quando non ci sono visitatori.

Un’altra sezione ricostruisce la cappella della dea Renenutet, collegata agli scavi condotti negli anni Trenta del Novecento nel Fayum dal papirologo Achille Vogliano. Fu proprio durante quelle ricerche che venne scoperto a Medinet Madi un vasto complesso templare da cui proviene uno dei pezzi più preziosi della collezione: la statua del faraone Amenemhat III, perfettamente conservata.

Tra i reperti più suggestivi spicca anche il sarcofago con la mummia di Peftjauauiaset. Grazie a una ricostruzione digitale, i visitatori possono osservare sugli schermi del percorso il volto ricreato del defunto, offrendo uno sguardo sorprendentemente umano su una figura vissuta più di duemila anni fa. Il gruppo di reperti arrivò a Milano nel 1830 come dono del console generale d’Austria in Egitto al bibliotecario di Brera, che aveva chiesto esplicitamente di poter arricchire la biblioteca con una “mummia”.

«Restituiamo alla città un luogo profondamente rinnovato», ha commentato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi. Prima della chiusura la galleria registrava circa 100mila visitatori l’anno, un risultato che il Comune punta ora a superare anche alla luce della crescita dei musei civici: tra il 2019 e il 2024 le presenze sono aumentate del 35%, con un ulteriore incremento nel 2025.

La riapertura restituisce così ai visitatori un capitolo importante delle collezioni milanesi. Un piccolo frammento di Nilo nel cuore di Milano, dove tra mura medievali e cortili rinascimentali riaffiora la storia millenaria dei faraoni.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.