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Skype, il problema è la privacy?

Un gruppo di associazioni internazionali a tutela dei diritti digitali, attivisti internet, programmatori e giornalisti che hanno inviato una lettera aperta a servizio voip in cui chiedono di fare chiarezza su una serie di questioni.

28 Gennaio 2013 | Attualità

Il cambio di proprietà di Skype ha generato incertezza sulla gestione dei dati degli utenti e sulle politiche relative alla privacy degli stessi. Almeno questa è la tesi di un gruppo di associazioni internazionali a tutela dei diritti digitali, attivisti internet, programmatori e giornalisti che hanno inviato una lettera aperta a servizio voip in cui chiedono di fare chiarezza su una serie di questioni. La domanda di base è: quanto sono davvero sicure le conversazioni e le chat Skype? Sono proprio a prova di intercettazione? Anche da parte degli stessi governi? Il dubbio nasce da diverse considerazioni. Innanzitutto dalle dichiarazioni da parte della stessa azienda che in alcuni casi sembrano però in contrasto con i fatti. Nel 2008 Skype asseriva di non essere in grado di intercettare le conversazioni dei propri utenti in virtù della cifratura usata e dell’architettura peer-to-peer. Inoltre specificava di non essere sottoposta alle leggi americane sulle intercettazioni perché basata in Europa. Ma nel 2012 l’Fbi dichiarava di aver richiesto di vedere in un caso le chat Skype che risalivano fino al 2007, contraddicendo anche la policy ufficiale del provider che parla di 30 giorni come periodi di conservazione di quei dati. Soprattutto, l’acquisizione di Microsoft avrebbe cambiato il quadro normativo e, secondo l’accusa di alcuni programmatori, che però non è mai stata confermata, anche quello tecnologico.

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