Doveva celebrare le radici calabresi di Steven Tyler, storico frontman degli Aerosmith, e trasformarsi in un’attrazione culturale capace di richiamare visitatori da tutta Italia e i turisti di passaggio nel Crotonese. Purtroppo, invece, il progetto del museo del rock dedicato alla star americana rischia di diventare un caso giudiziario: la Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone tra amministratori locali, funzionari e imprenditori, accusati a vario titolo di falso ideologico, truffa, corruzione, concussione, estorsione e tentata induzione indebita.
Tra gli imputati figurano l’attuale sindaco di Cotronei Antonio Ammirati e l’ex primo cittadino Nicola Belcastro, oltre ad assessori, consiglieri comunali e dirigenti dell’ente. L’inchiesta riguarda la gestione di un progetto finanziato con circa 1,3 milioni di euro di fondi regionali, destinati a creare un museo dedicato alla musica rock e alla carriera di Tyler nel piccolo centro della Sila crotonese da cui, all’inizio del Novecento, il nonno del cantante era emigrato negli Stati Uniti.
Nel 2013 Tyler (il cui vero nome è Steven Victor Tallarico) visitò Cotronei per riscoprire le origini della propria famiglia e da quell’incontro nacque l’idea di creare un museo dedicato alla storia della band e alla carriera del cantante. Il progetto prevedeva inizialmente il recupero di Palazzo Bevilacqua, edificio storico collegato alla famiglia Tyler, dove sarebbe dovuto sorgere il centro espositivo.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, nel corso degli anni il piano avrebbe però subito modifiche rilevanti. L’amministrazione comunale avrebbe deciso di abbandonare l’ipotesi del recupero del palazzo storico e di destinare al museo un altro immobile acquistato dal Comune. Una scelta che, secondo l’accusa, sarebbe stata accompagnata da atti amministrativi e documenti ritenuti falsi o comunque fuorvianti.
Il cambio di sede ha segnato anche la rottura con il cantante, che attraverso i suoi legali, inviò una diffida formale al Comune intimando di non utilizzare il suo nome per il progetto. L’artista, secondo quanto riferito da fonti locali, aveva dato la disponibilità a collaborare al museo e a donare materiali e cimeli della propria carriera solo nel caso in cui la struttura fosse stata realizzata nella casa storicamente legata alla sua famiglia.
La diffida venne trasmessa per conoscenza anche alla Procura di Crotone e contribuì ad accendere l’attenzione degli investigatori sulla vicenda. Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dai magistrati crotonesi, hanno ricostruito nel tempo una serie di passaggi amministrativi legati al progetto e alla gestione dei finanziamenti pubblici: sostanzialmente, attorno alla realizzazione del museo, si sarebbe sviluppato un sistema di irregolarità che coinvolgerebbe due diverse amministrazioni comunali succedutesi negli anni.
Il progetto, presentato inizialmente come un intervento di rilancio turistico e culturale per il territorio, non è mai stato completato. Del museo dedicato alla star degli Aerosmith non è rimasto che il finanziamento pubblico che non ha centrato il bersaglio e una lunga vicenda amministrativa ora al vaglio della magistratura. Oltre, va da sé, a una figuraccia internazionale.
Sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se le accuse formulate dalla Procura porteranno a un processo. L’appuntamento è fissato per il prossimo 12 maggio, quando i quattordici indagati dovranno comparire davanti al tribunale di Crotone. Di certo Tyler non avrà molto tempo da dedicare alla questione, essendo alle prese con una causa per presunti abusi sessuali su una minorenne, fatti che risalirebbero al 1973.

