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7 Ottobre 2023 | Attualità, Innovazione

Tempi duri per le sperimentazioni cliniche no profit in Italia

Lancia l’allarme la Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi): sono diminuite del 68% dal 2009. Il Covid? una mazzata.

La ricerca clinica indipendente in Italia sta conoscendo una preoccupante contrazione. Dal 2009 al 2022 è stato registrato un -68% di studi. Il Covid ha dato la spallata finale, ma già nel decennio 2009-2019, dopo la prima grande crisi economica del nuovo secolo, il numero di ricerche era passato da da 309 a 156: praticamente dimezzato. È la la Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) a lanciare l’allerta, presentando contestualmente il Manifesto per la Ricerca Clinica con il quale – si auspica – sarebbe possibile rilanciare il settore.

Dedicato a Ricerca e Sviluppo, spiega Fadoi, c’è “appena l’1,5% del Pil italiano, contro la media Ue del 2,1%, che corrisponde a circa 11 miliardi l’anno”. In questa già esigua percentuale, l’investimento riservato alla salute è appena il 10% e, a sua volta, solo un decimo di questa porzione viene destinato alle ricerche indipendenti. Il motivo della loro importanza è presto detto: le ricerche no profit rispondono a esigenze diverse da quelle di mercato ma possono portare a scoperte straordinariamente importanti, anche partendo da ambiti solitamente poco rilevanti per gli investitori privati. Si pensi ad esempio a tutto il comparto delle malattie rare.

Il Manifesto Fadoi indica alcuni elementi su cui lavorare per invertire la rotta. Innanzitutto, sarebbe necessario superare la carenza di personale, la scarsità delle risorse e uno dei “mali” sempiterni dell’Italia: l’eccesso di burocrazia. Poi, viene vista come utile l’istituzione di una ‘Agenzia nazionale della ricerca’ direttamente collegata alla Presidenza del Consiglio. Infine, servirebbero alcune modifiche in materia di privacy: in particolare, gli internisti italiani confidano in un intervento normativo europeo per superare le differenze che consentono – altrove – di condurre ricerche osservazionali retrospettive anche senza specifico consenso del paziente.

Dalla parte dei ricercatori sembra decisa a schierarsi anche la ministra dell’Università e della Ricerca (appunto) Anna Maria Bernini, che qualche giorno fa, a margine della Terza edizione del ‘Premio De Sanctis per la Salute sociale’, ha dichiarato: “Dobbiamo investire su ricerca e ricercatori, perché la ricerca impatta immediatamente sulla salute, il benessere e la sicurezza di tutti. Non è qualcosa di lontano, come a volte si pensa, ma riguarda da vicino la nostra vita”. Il sentiero pare chiaro a tutti, dunque: la questione è sempre quella di passare dalle parole ai fatti.

di Daniela Faggion 

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