L’indagine ha coinvolto oltre 2.000 ragazzi under 26: il 50% ha usato bot di IA per consigli, con picchi intorno a un quarto del campione per questioni sentimentali, seguiti da dubbi di salute e richieste di supporto psicologico. Questo uso massiccio dell’IA come “confidente” convive con la percezione di un ambiente digitale ostile: 1 adolescente su 2 dichiara di aver subito atti di violenza almeno una volta nella vita e le percentuali salgono tra ragazze e persone non binarie. Tra i principali pericoli online emergono revenge porn, cyberbullismo e contatti indesiderati da sconosciuti, che riguardano una quota molto alta dei rispondenti.
Contesto, rischi web e privacy
Il report conferma una buona consapevolezza dei rischi: la grande maggioranza dei giovani sa che condividere immagini intime è pericoloso e dichiara di conoscere, almeno in parte, i propri diritti per denunciare episodi di violenza o molestie online. Allo stesso tempo, però, la dimensione emotiva resta fragile: nelle interazioni digitali prevalgono emozioni negative come paura, ansia e vergogna, più frequenti tra le ragazze, mentre i ragazzi tendono a riferire più spesso curiosità e “normalizzazione” di certi comportamenti.
L’IA diventa così un “solutore” di problemi personali, ma solleva interrogativi su privacy, affidabilità delle risposte e rischio di isolamento, specie in un’era di chat e piattaforme dove commenti sul corpo, body shaming e pressioni sul controllo del telefono sono sempre più diffusi. Una quota non trascurabile di adolescenti assiste a commenti denigratori sul fisico e controlli ossessivi di chat e smartphone da parte del partner, mentre molti ammettono di condividere password “per sicurezza” o per dimostrare fiducia, con una maggiore esposizione tra le ragazze.
In questo scenario, il ruolo degli adulti di riferimento e delle istituzioni educative resta centrale: la scuola è percepita come uno dei luoghi in cui si può parlare di bullismo, violenza di genere e rischi del web, ma i ragazzi chiedono percorsi più continui, ascolto e strumenti concreti per riconoscere e fermare gli abusi. Come sottolinea Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes, i giovani conoscono sempre di più i rischi, ma hanno bisogno di essere accompagnati e dotati di strumenti adeguati per affrontare un ambiente digitale e tecnologico in rapida evoluzione.

