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12 Gennaio 2023 | Ambiente, Attualità, Economia, Innovazione

Un team di ricercatori della Bicocca in missione tra le mangrovie degli Emirati Arabi

Cercano biomolecole attive in un’area protetta – che dal mare si inoltra, con alcuni canali, per circa cinque chilometri dentro il deserto – per calcolare i benefici sull’ecosistema delle foreste con le radici nel mare, tra specie migratorie, spugne e coralli.

La metodologia scientifica

È fondata sull’interdisciplinarietà e l’incrocio di competenze la ricerca che indaga la biodiversità di un importante hotspot, sito tra mare e deserto, dove mangrovieti delle foreste composte da piante ad alto fusto crescono con le radici immerse in acque marine e riescono a sopravvivere nonostante l’acqua salata. Siamo negli Emirati Arabi e i ricercatori sono italiani, in particolare sono studiosi dell’Università di Milano Bicocca.

La sinergia

Sebbene la specificità di tale ecosistema sia molto rilevante per l’intero Paese, è raramente oggetto di ricerca scientifica. L’Università di Milano Bicocca, l’University of Dubai e Goumbook, una società di Dubai impegnata nella responsabilità sociale di impresa, hanno avviato una sinergia con un progetto di ricerca, della durata di tre anni, volto a colmare le carenze informative di questi singolari ecosistemi. Foreste di mangrovie che ospitano forme di vita sia terrestri che marine, habitat ideale per uccelli che lì nidificano, svernano o addirittura sostano, nel caso di alcune specie migratorie, nei loro spostamenti intercontinentali. Mentre alcune specie marine trovano rifugio dai predatori nelle prime fasi di vita. In un contesto desertico come quello degli Emirati, dove le piante scarseggiano, le mangrovie sono preziosi serbatoi di anidride carbonica, riducendo così l’impatto dei cambiamenti climatici.

Il mentore

Il prof. Paolo Galli, professore di Ecologia all’Università di Milano Bicocca e coordinatore della squadra di ricercatori negli Emirati, ha precisato: «Questo progetto nasce da EXPO 2020 Dubai dove ho partecipato come delegato della Rettrice per l’Università di Milano Bicocca. Durante i sei mesi di evento ho avuto modo di conoscere meglio il territorio degli Emirati Arabi Uniti, anche dal punto di vista naturalistico. Purtroppo la pandemia ha ritardato le attività di ricerca che avevamo programmato ma ora, finalmente, siamo stati in grado di iniziare le attività di indagine anche grazie all’accordo formale che è stato istituito con la University of Dubai e con Goumbook, società che si occupa di salvaguardia dell’ambiente».

Le campagne di ricerca

A settembre 2022 una task force costituita da venti ricercatori, con diverse competenze scientifiche, ha iniziato la prima campagna di studi sul posto. Psicologi, giuristi, economisti, ecologi, zoologi, geologi, chimici ambientali si sono addentrati nell’area di Al-Zorah, situata nell’Emirato di Ajman, una zona protetta che dal mare si inoltra, con alcuni canali, per circa cinque chilometri nell’entroterra desertico. Grazie a necessari permessi ricevuti dall’Emirato, sono stati raccolti campioni di spugne marine cruciali per studiare la presenza e la quantità di contaminanti emergenti, quali i composti chimici contenuti nei filtri solari, repellenti per insetti, idrocarburi e farmaci. L’identificazione e la provenienza di microplastiche nell’acqua, è un altro filone di studio. E ancora una innovativa indagine è stata svolta dai geologi marini che hanno utilizzato per la prima volta al mondo in un mangrovieto un Laser scanner portatile con sensore LiDAR in grado di ricostruire con elevata precisione la struttura tridimensionale della foresta per stimare in modo indiretto la quantità di anidride carbonica sequestrata. L’identificazione delle specie marine che popolano l’ecosistema è invece oggetto dello studio condotto dai zoologi, tra coralli e spugne. Mentre la prossima campagna, che inizierà a marzo, sarà dedicata alla raccolta dati per l’identificazione delle specie di uccelli (si stima possano esservene oltre sessanta specie). La ricerca della biodiversità nei mangrovieti si prefigura importante anche per la salute umana. Sono in corso indagini finalizzate a verificare la presenza nei fusti, nelle foglie e nelle radici delle mangrovie di biomolecole attive, molecole potenzialmente utilizzabili in campo farmaceutico, ad esempio come antitumorali o in cosmetica.

La task force

Il team che ha partecipato alla prima missione, composto da scienziati con differenti competenze (ecologiche, zoologiche, di geografia umana, di diritto internazionale del mare e tante altre) che normalmente non interagiscono tra loro, ha elaborato i primi risultati mettendo a sistema esiti ed evidenze. Della task force fanno parte biochimici clinici, coordinati dalla Professoressa Miriam Colombo, in grado di sviluppare prodotti per la medicina di precisione e personalizzata, trattamenti anti-age, antiossidanti e antinfiammatori, innovativi e a basso impatto ambientale. «I primi dati raccolti sono incoraggianti», fa sapere il prof. Paolo Galli, docente di Ecologia all’Università di Milano Bicocca e coordinatore della squadra di ricercatori negli Emirati, che aggiunge: «Sembra che le mangrovie contengano diverse biomolecole attive che potranno in futuro essere impiegate in campo cosmetico». Alcuni colleghi, coordinati dalla Professoressa Barbara Leoni, hanno, invece, quantificato la presenza di microplastiche nell’acqua. «Dai primi risultati è emersa una contaminazione dell’acqua con microplastica proveniente da tappetti erbosi artificiali presenti in prossimità del mangrovieto». Altri studi sono stati dedicati alla percezione di questo bene naturale, tra gli abitanti del luogo, circa il valore nel preservarne la specificità. È questo, infatti, l’esito della ricerca condotta dagli psicologi coordinati dalla professoressa Maria Grazia Strepparava. Mentre la Professoressa di marketing dell’Università di Dubai, Yaprak Anadol, ha condotto un’indagine per quantificare il valore economico sia in termini di patrimonio di biodiversità sia in termini di indotto turistico. Visto che la tutela dell’ambiente dipende, infine, anche dalle normative che regolamentano questi luoghi non mancano giuristi nel team di specialisti.

I risultati alla COP28

I dati raccolti saranno presentati dall’University of Dubai e dalla società Goumbook, alla COP28 di Dubai. Occasione per condividere con il grande pubblico la necessità di preservare questi hotspot di biodiversità che giocano un ruolo chiave nella mitigazione dell’impatto ambientale grazie alla loro capacità di catturare l’anidride carbonica. «Un piccolo segnale di speranza per le generazioni future, che chiedono soluzioni ai problemi causati dai cambiamenti climatici» conclude il prof. Galli.

In gallery alcune fasi della prima campagna di ricerca.

Al questo link il video promo.

di Luisa D’Elia

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