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23 Gennaio 2013 | Attualità

Usigrai, sette riforme per cambiare la Rai

In periodo di agende, politiche, digitali e di sviluppo, non poteva mancare l’Agenda Rai, proposta dai lavoratori dell’azienda per ristrutturare e migliorare il servizio televisivo pubblico. L’Usigrai ha stilato sette possibili riforme da applicare il prima possibile, per salvare la Rai, i suoi dipendenti e il suo pubblico.

In periodo di agende, politiche, digitali e di sviluppo, non poteva mancare l’Agenda Rai , proposta dai lavoratori dell’azienda per ristrutturare e migliorare il servizio televisivo pubblico. L’ Usigrai ha stilato sette possibili riforme da applicare il prima possibile, per salvare la Rai, i suoi dipendenti e il suo pubblico. Innanzitutto, si chiede una revisione della legge Gasparri , per allentare la morsa dei partiti quanto meno sulla dirigenza di viale Mazzini. Un cambiamento del regolamento di gestione della Rai assicurerebbe maggiore autonomia e indipendenza al servizio pubblico, riducendone con ogni probabilità i costi. In secondo luogo, il segretario Usigrai Vittorio Di Trapani ha invocato maggiore severità e attenzione sull’evasione del canone , che è a livelli altissimi e toglie risorse alla Rai. I lavoratori chiedono anche una riforma della natura giuridica dell’azienda , così che non venga equiparata alla pubblica amministrazione e possa essere più competitiva sul mercato. Altro nodo cruciale è il conflitto di interessi , vera anomalia italiana: una legge in materia c’è già, ma secondo Usigrai serve tener conto delle tante derive ‘di conflitto’ possibili. Situazione di stallo simile per il piano frequenze , che va rivisto e in funzione della prossima asta e tenendo conto delle difficoltà di ricezione della Rai in molte parti d’Italia. Serve poi, secondo Di trapani, dare il via a un confronto sul futuro della Rai: “ Nel 2016 scade la concessione di servizio pubblico – ha detto il segretario -. Chiediamo che si parta con il dibattito, tenendo presente che il servizio pubblico è uno e indivisibile” . E così bisogna garantire pluralismo di contenuti e generi.

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