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2 Marzo 2022 | Attualità

Viaggio in Italia per conoscere l’anima popolare del Carnevale

Dai carri di Acireale al romantico Carnevale di Venezia, dalle maschere di Viareggio ai carri in cartapesta di Cento e alle maschere del Carnevale Atellano che cantano la pace. Alla scoperta dell’anima pop della festa più fragorosa del mondo.

 Le celebrazioni più festose e fastose che colorano il martedì grasso lungo tutta la penisola, quest’anno non sono state impedite dalla pandemia. Almeno non ovunque. Edizioni diffuse, online, posticipate, limitate o ridotte, al Carnevale non si rinuncia. Tantissime le iniziative organizzate per tenere viva la memoria popolare di una festa dalle radici antiche. I festeggiamenti tornano dal vivo in tutta la loro fragorosa e contagiosa allegria. Un giro rituale lungo la penisola per tentare di scoprire le feste più singolari.

Acireale. Il più bello di Sicilia

Il Carnevale di Acireale, considerato “il più bello di Sicilia”, è una delle manifestazioni più autentiche e coinvolgenti del folklore isolano. Per tutto il periodo dei festeggiamenti carri allegorici, gruppi in maschera, bande e carri infiorati sfilano lungo un percorso articolato per le vie del centro. Mostre e concerti sono collocati all’interno del circuito, interamente immersi nello splendore del barocco siciliano. Le prime documentazioni su presunti festeggiamenti del Carnevale nella terra di Jaci risalgono al 1594. Dal 2005 il Carnevale di Acireale ha instaurato una serie di gemellaggi con gli altri Carnevali d’Italia, puntando sempre più a un profilo internazionale. Nove i carri allegorici realizzati in questa edizione ridimensionata dal Covid. Di cui 4 di grandi dimensioni e 5 più piccoli e anche 6 in fiore, preparati con i garofani.  Seby Ardizzone, carrista dal 1979, figlio d’arte, si augura che si possa creare una scuola di carta pesta per rilanciare l’antica tradizione artigiana.

Venezia. Ricordando il futuro

Le maschere più celebri raffinate e romantiche sono da sempre tra calli e ponti di Venezia. Che siano quelle più eleganti e nobili in porcellana o quelle più divertenti e popolari di cartapesta, rendono l’atmosfera della laguna un magico capolavoro. Vere e proprie opere d’arte dal valore terapeutico. Maschere misteriose dietro cui celarsi per non essere riconosciuti o maschere dentro cui creare una nuova identità, oltre il tempo. La maschera non è unicum uniforme che attraversa intatti luoghi e tempi, ma al contrario i suoi significati e le sue simbologie variano da epoca a epoca e da cultura a cultura. Il legame tra Venezia e la maschera risulta più solido che altrove. Mentre nelle altre città l’uso e la tradizione della maschera appaiono confinati nel periodo del Carnevale, a Venezia la maschera sembra invadere, con un effetto perturbante, tutte le sfere della vita sociale anche al di fuori del periodo del Carnevale. “Remember the Future” è il titolo scelto per questa edizione 2022, e si ispira ad una citazione di Salvador Dalì: E più di tutto mi ricordo il futuro. Un ossimoro a contenere quanto dichiarato dal direttore artistico Massimo Checchetto: “Camminando per Venezia, sebbene con una meta precisa, si è costretti a continui cambi di direzione, le calli terminano in una svolta; dietro ad una svolta una sorpresa, spesso una meraviglia, quasi sempre un futuro. Per il tema del Carnevale di Venezia di quest’anno ho pensato proprio al nostro futuro, quel futuro che questa Città piena di passato scatena in chi la vive. Proprio un luogo in perenne contraddizione, dove si fondono sogno e realtà”.

Viareggio. L’arte della cartapesta

È datata 1873 la prima edizione del grande spettacolo che è oggi il Carnevale di Viareggio. L’edizione del Carnevale di Viareggio 2022 torna nella sua collocazione naturale da calendario. Dopo il Carnevale straordinario, svoltosi a settembre e ottobre 2021, a causa della pandemia, la programmazione ritorna a febbraio e marzo. I Corsi Mascherati iniziati il 20 febbraio sono programmati fino a sabato 12 marzo. Il Carnevale di Viareggio è considerato uno dei più importanti carnevali d’Italia, d’Europa e del mondo. I giganteschi carri allegorici, che sfilano sul lungomare versiliano, sono ispirati, attraverso la satira, ai personaggi e temi della contemporaneità: dalla politica nazionale e internazionale, all’ambiente, al sociale. Il Carnevale di Viareggio è un grande evento di arte, tradizione, spettacolo, cultura. Uno spettacolo che affascina pubblico da tutto il mondo. Riempie un mese intero di feste diurne e notturne, con sfilate di carri mastodontici, feste rionali, veglioni in maschera e rassegne di ogni genere. Nel 1930 Uberto Bonetti, pittore e grafico futurista, ideò Burlamacco: la maschera simbolo di Viareggio, che, nel manifesto del 1931, sullo sfondo dei moli protesi sul mare, apparve in compagnia di Ondina, bagnante simbolo della stagione estiva. Prendendo spunto dalle maschere della Commedia dell’Arte e disegnandola in chiave futurista, Bonetti volle riassumere nella maschera i due momenti clou della vita della città di Viareggio: l’estate (con i colori bianco e rosso tipici degli ombrelloni sulle spiagge negli anni Trenta) e il Carnevale. La prima apparizione delle due maschere fu nel manifesto per il Carnevale del 1931. Da quell’edizione Burlamacco e Ondina sono i simboli della città e del suo Carnevale. Nel 2001 è stata inaugurata la nuova Cittadella del Carnevale, straordinario complesso architettonico, interamente dedicato alla creazione e alla conservazione del Carnevale di Viareggio. Su una gigantesca piazza ellittica, arena per grandi spettacoli all’aperto in estate, si affacciano sedici hangar-laboratori in cui i costruttori forgiano le loro idee e intuizioni. Qui vengono creati i giganteschi carri. La Cittadella si completa con il Museo del Carnevale, l’Espace Gilbert e l’Archivio Storico.

Cento. Il Carnevale d’Europa

Dopo circa due anni di stop a causa dell’emergenza sanitaria, il Carnevale di Cento annuncia le date dell’edizione 2022. Si inizia il 15 maggio, proseguendo nelle domeniche del 22, 29 maggio e 5 giugno e poi la novità della sfilata di sabato 11 giugno di sera, chiudendo con la proclamazione del vincitore, il rogo di Tasi e lo spettacolo pirotecnico e musicale. Una sfida per la ripartenza con un carnevale che è una iniziativa strategica internazionale del territorio e di grande impatto culturale, artistico e con una notevole ricaduta economica. Il Carnevale di Cento è una festa molto antica. Le prime testimonianze sono del 1600. All’inizio del ‘900 il carnevale cambia i suoi connotati e dall’ambientazione tipicamente fiabesca passa alla satira e alla rappresentazione di personaggi ed eventi dell’attualità. La maschera tipica del Carnevale di Cento, il Tasi, nasce proprio in questo periodo e rappresenta la coscienza degli abitanti di Cento (Tasi, Luigi Tasini, era realmente esistito e stimato). Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono nate le società carnevalesche, ma la vera svolta da evento locale a evento di richiamo internazionale c’è stata nei prima anni ’90. Caratteristica peculiare e curiosa del carnevale di Cento è il “gettito” o lancio dai carri in parata sul pubblico, come da antica tradizione, di palloni variopinti, giganteschi pupazzi di peluche e di mani alzate pronte ad acciuffare questi ricchi souvenir, che da un’alta torretta situata nella parte posteriore del carro allegorico vengono lanciati in abbondanza, in una dolce profusione di coriandoli, caramelle, cioccolatini. Il Carnevale di Cento è il primo carnevale al mondo a essere gemellato con il Carnevale di Rio, gemellaggio ufficializzato a Cento nel 1993.

Sant’Arpino. Il Carnevale Atellano che canta la Pace

In Campania il Carnevale Atellano di Sant’Arpino, tra le Napoli e Caserta, ha celebrato il martedì grasso con una serie di eventi che hanno ricordato le ore drammatiche che vive il popolo ucraino. In mattinata una piazza coloratissima e festosa ha cantato il suo “no alla guerra per una Europa di Pace”. Nel pomeriggio del 1 marzo i promotori del Carnevale Atellano hanno promosso un significativo dibattito per ribadire la ferma condanna alla logica della guerra e della sopraffazione e per offrire la piena solidarietà al popolo dell’Ucraina. Sant’Arpino rappresenta il cuore dell’antica Atella, dove affondano le radici i quattro personaggi fissi dell’atellana, genere di commedia dai toni farseschi: Maccus (mangione sciocco), Pappus (vecchio stupido), Bucco (il fanfarone e parlatore petulante) e Dossennus (gobbo astuto). A queste maschere antropomorfe se ne aggiungeva un’altra: Kikirrus, una maschera teriomorfa (ovvero con l’aspetto di un animale) il cui stesso nome, infatti, richiama il verso del gallo. Quest’ultima maschera ricorda da vicino Pulcinella, maschera della Commedia dell’arte, sopravvissuta nella tradizione comica della commedia, non solo napoletana, fino alla rivoluzione goldoniana.

 

di Luisa D’Elia

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