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25 Marzo 2026 | Attualità, Eventi

Valentina Merli, l’italiana premio Oscar 2026

La produttrice, bolognese di nascita e parigina d’adozione, è stata l’unica italiana candidata all’Academy 2026 e ha vinto come produttrice del corto francese “Two People Exchanging Saliva”. Telepress l’ha intervistata

Valentina Merli - dal sito https://misia-films.com/

Liceo Classico Marco Minghetti e laurea in Giurisprudenza a Bologna; uno stage a Strasburgo con ‘Eurimages’ (fondo europeo per le coproduzioni cinematografiche), un anno di set a Roma e dal 1999 trasferimento a Parigi. Queste le tappe salienti della formazione di Valentina Merli, 53 anni, che quest’anno è stata l’unica italiana candidata agli Oscar che l’hanno poi premiata per la produzione del film “Two People Exchanging Saliva” (Misia Films).

Subito dopo la vittoria, nel suo bell’abito da sera nero, ha dichiarato: “Mi dispiace che l’Italia sia assente. Eppure abbiamo una tradizione così solida e ammirata in tutto il mondo. Abbiamo registi, attori e tecnici fantastici. Penso che il cinema – come tutta la cultura – non sia abbastanza sostenuto in Italia“. Quando Telepress l’ha raggiunta in videocall qualche giorno fa ha ripreso le fila di questo discorso.

Ovviamente vivendo in Francia non è mia intenzione giudicare, però dall’esterno è quello che sembra“, dice Merli all’inizio del suo discorso: “Io sono andata all’estero da subito, non perché qua non trovavo quello che cercavo. Diciamo che l’anno di gavetta sui set di Roma è stata formativa, perché non era proprio una realtà che mi corrispondeva completamente. Io ho lavorato un anno gratis e questo lo può fare solo chi se lo può permettere, mentre in Francia gli stage sono inquadrati e un minimo però ce l’hai, perché comunque devi vivere. Già questo crea delle differenze tra chi può farlo e chi non può permetterselo, anche se magari è bravissimo“.

Com’è avvenuto il trasferimento in Francia?
Mi hanno chiamata per lavorare nelle vendite internazionali e in quel momento avevo più voglia di fare quello che di continuare su una strada che probabilmente già non sentivo mia: non avrei fatto tutta la vita sul set.

Al di là delle questioni formative e retributive, in Italia è particolarmente viva la questione relativa al Tar Credit, voluta da Franceschini per ridare fiato al settore dopo il Covid. Una buona idea, applicata “all’italiana”, fino allo scandalo di Francis Kaufmann, che nel 2020 aveva percepito oltre 800mila euro per un film mai realizzato, salvo poi finire sui giornali perché sospettato di un duplice omicidio. Chiediamo dunque a Lei, operatrice del settore che lavora all’estero, che ci guarda dall’esterno, il tax credit può funzionare?
Il tax credit c’è un po’ dappertutto e funziona. Anche in Italia è stato interessante, però ovviamente avrebbe dovuto essere applicato secondo le regole. Non ho seguito tutte le vicende, ma penso sia stata un po’ una bolla che è esplosa. Qui in Francia funziona ed è molto attrattivo. Anche l’Inghilterra, che ha perso un po’ il passo uscendo dal dall’Europa, adesso ha alzato la percentuale del tax credit per rendersi più attrattivo. Non credo che avrebbe senso toglierlo completamente: penso che probabilmente dovrebbero ridefinire meglio le regole, fare più controlli. Come in Francia, dove dal primo momento che entri nel percorso del pax credit sei – giustamente – controllato.

Lei si confronta con colleghi italiani rispetto all’opportunità di produrre un film in Italia piuttosto che all’estero?
Sì, negli ultimi anni sento molte lamentele da parte dei colleghi in Italia, anche rispetto alla bolla delle serie che ha dato molto da lavorare ma poi si è rivelata non sostenibile e adesso tantissimi professionisti non lavorano.

A proposito di serie, sono un prodotto per la fruizione domestica, che sta aumentando sempre di più anche per i film. Secondo Lei il tempo delle sale è destinato a finire? In Francia come funziona?
In Francia c’è ancora un grandissimo amore per il cinema. C’è stata ovviamente la crisi durante il Covid, ma adesso siamo più o meno tornati ai livelli pre-Covid, e questa è una cosa molto bella perché la gente continua ad andare e vivere l’esperienza collettiva della sala. Alla gente piace andare proprio andare al cinema, nonostante i biglietti siano anche abbastanza carucci; però ci sono gli abbonamenti, il mercoledì quando i film escono c’è molta attesa, c’è attenzione per le critiche… mentre so che in Italia gente della mia generazione non va quasi più.

Secondo Lei da che cosa dipende questa differenza?
Credo sia un fattore culturale, perché io lo vedo collegato anche alla questione dell’editoria e della letteratura: qua la gente continua a leggere un sacco, mentre in Italia ci sono sempre meno librerie. Mi chiedo spesso da che cosa dipenda ma non trovo veramente le risposte. Probabilmente da tanto tempo le persone in Italia non sentono l’interesse per la cultura da parte di chi ci governa, a scapito di una grande tradizione cinematografica, letteraria e teatrale. Gli Italiani sembrano un po’ adagiati sulle cose del passato, più che proiettati al futuro, anche dal punto di vista dell’architettura.

Prossimo progetto a cui lavorerà o a cui sta già lavorando?
Stiamo lavorando all’adattamento del corto in lungometraggio. Poi abbiamo due lungometraggi che sono in finanziamento e altre due coproduzioni con l’Argentina e quelli Brasile. Bisogna portare avanti tanti progetti perché almeno uno o due vada in porto.

Ultima domanda, ci tolga una curiosità: come si sta con la statuetta dell’Oscar in mano?
Un’emozione incredibile, indescrivibile. Non so neanche come mi sono sentita: una sensazione di pienezza, di gioia, di soddisfazione.

Meritatissima.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.