Prende ufficialmente il via il percorso per inserire l’arte della calzatura italiana nella prestigiosa lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco. Se la candidatura dovesse andare a buon fine, l’arte calzaturiera italiana diventerebbe la prima al mondo nel suo genere a ottenere il riconoscimento, un primato che nell’ambito manifatturiero è attualmente riservato quasi esclusivamente ad alcune particolari produzioni tessili.
I protagonisti e l’iter
L’annuncio arriva dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove le istituzioni si sono riunite accanto ad Assocalzaturifici, Museimpresa, Cercal e al Politecnico Calzaturiero. A guidare il Comitato Promotore è Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, con l’obiettivo di far riconoscere a livello internazionale il valore culturale di un mestiere che rappresenta un pilastro dell’identità produttiva del nostro Paese.
Al Comitato, in collaborazione con la Cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza, sarà affidata la redazione del dossier e il coinvolgimento della più ampia rappresentanza delle comunità dei praticanti, elemento centrale della Convenzione Unesco del 2003: imprese, territori, competenze e nuove generazioni chiamate a custodire e alimentare nel tempo questo patrimonio di conoscenze. Ciò significa che al progetto partecipano le donne e gli uomini che attraverso il loro lavoro quotidiano trasmettono le conoscenze e i valori identitari legati a questo saper fare tipicamente italiano.
Il ruolo dei territori e degli artigiani della calzatura
Il riconoscimento come patrimonio immateriale si concentra sui gesti tecnici degli artigiani, sui linguaggi professionali tramandati di generazione in generazione e sulla sintesi tra rispetto della tradizione e innovazione tecnologica. Questo patrimonio si esprime attraverso la trasmissione del sapere tra botteghe storiche e istituti tecnici, il forte legame con l’identità dei distretti territoriali e una radicata cultura della qualità che privilegia la durevolezza e la ricerca sul dettaglio.
Un ampio consenso arriva anche dai territori, con il sostegno delle principali regioni della filiera – Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana.
Come ha sottolineato la Presidente Ceolini, questo percorso non serve soltanto a celebrare un successo commerciale, ma a proteggere e valorizzare quel tessuto culturale che rischia di perdersi senza un’adeguata tutela e senza il coinvolgimento delle nuove generazioni.
In un contesto globale dominato dalla produzione di massa, la candidatura punta a salvaguardare un modello produttivo basato sulla competenza manuale, sulla precisione e sulla continuità storica delle comunità locali.

Foto Facebook Assocalzaturifici

