Fra i 27 e i 37 giorni sul trono, a seconda dei calcoli: tanto bastò a Maria José di Savoia per passare alla storia come ultima regina d’Italia. Ora la vicenda della moglie di Umberto II, conosciuta anche come la “Regina di maggio”, è destinata anche al grande schermo, dove approderà con il titolo di “Maestà”. Il progetto è nato da un’idea di Marco Bellocchio: la regia è stata affidata a Ginevra Elkann.
L’annuncio è arrivato in esclusiva sulle pagine di Variety, che anticipa la lavorazione del film dedicato alla sovrana, nata Principessa del Belgio, che regnò ufficialmente dal 9 maggio al 13 giugno 1946, negli ultimi e convulsi giorni della monarchia italiana, prima del referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica.
Secondo quanto riportato dalla rivista americana, Maestà concentrerà il racconto proprio su quel mese decisivo, “sospeso tra l’ascesa al trono e il referendum che pose fine alla monarchia”, seguendo Maria José mentre assiste alla dissoluzione del mondo per il quale era stata educata fin dall’infanzia.

Marie-José_del_Belgio_-_Regina_d’_Italia
Prodotto da Simone Gattoni per Kavac Film, il lungometraggio avrà la sceneggiatura firmata dallo stesso Bellocchio insieme a Ginevra Elkann e alla scrittrice e sceneggiatrice Chiara Barzini.
Bellocchio racconta di essere rimasto affascinato da questa figura storica da molto tempo: “Ho spesso pensato a Maria José, la Regina di maggio, a quella maestà che sicuramente aveva sognato fin da bambina e a cui era stata destinata dai genitori, il re e la regina del Belgio. Questa fiaba si infrangerà drammaticamente nel matrimonio con il principe Umberto. La brutalità del fascismo, le leggi razziali, l’atrocità della guerra fino a quel maggio senza più sogni, ma forse ancora con qualche illusione. Maestà è ricchissimo di immagini, una materia umana ancora vivissima”.
Per Ginevra Elkann il cuore del film non sarà tanto la caduta della monarchia quanto il destino personale della protagonista. “Maria José era una donna intelligente, colta, nata e preparata per regnare — e che regina lo è stata, ma solo per poche settimane”, spiega la regista. “La sua tragedia non è la sconfitta, ma la consapevolezza: sapere di essere nata per qualcosa che non accadrà. Raccontare Maria José significa mostrare la fine di un mondo attraverso il volto di una sola persona, con rispetto per la sua intelligenza, senza nostalgia e senza condanna”.
Anche Chiara Barzini vede nella sovrana una figura sospesa tra due epoche. “Mi interessano le donne e gli uomini che assistono alla fine di un mondo, ne percepiscono le crepe e il declino, ma continuano a esserne emotivamente legati”, osserva la sceneggiatrice. “Maria José era moderna, colta, antifascista e politicamente lucida: comprendeva che, dopo la guerra, continuare ad aggrapparsi all’illusione della monarchia fosse ormai anacronistico. Eppure rimaneva anche la giovane principessa belga che aveva immaginato l’Italia fin dall’infanzia. Il film racconterà proprio questa tensione interiore”.
Con Maestà, Bellocchio torna così a confrontarsi con uno dei grandi snodi della storia italiana, scegliendo però uno sguardo intimo e personale: quello di una donna destinata a diventare regina proprio nel momento in cui il suo regno stava ormai per scomparire.

