Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

5 Agosto 2026 | Attualità, Eventi

A Milano in mostra bellezza e bruttezza del Rinascimento

Esposizione aperta fino al 18 ottobre alle Gallerie d’Italia. Inevitabile il richiamo ai testi di Umberto Eco

immagine dal sito delle Gallerie d'Italia

Che cosa consideravano bello gli uomini e le donne del Rinascimento? E che cosa accadeva quando un corpo, un volto o un’espressione si allontanavano dall’ideale? Sono le domande al centro di Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, mostra aperta fino al 18 ottobre alle Gallerie d’Italia di Milano.

Il percorso riunisce oltre cento opere fra dipinti, sculture, disegni, manoscritti e oggetti d’arte, provenienti da istituzioni di tutto il mondo, come Musei Vaticani, Louvre di Parigi, Prado di Madrid, British Museum di Londra, Kunsthistorisches Museum di Vienna e National Gallery of Art di Washington. Fra gli autori nomi del calibro di Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Lorenzo Lotto, Bernardino Luini e Ludovico Carracci.

Curata da Chiara Rabbi Bernard, con il coordinamento di Gianfranco Brunelli, l’esposizione è realizzata insieme al Bozar di Bruxelles, dove una prima versione è stata presentata tra febbraio e giugno. A Milano il progetto arriva con ulteriori prestiti internazionali.

La mostra racconta il passaggio dall’ideale classico, fondato su armonia e proporzioni matematiche, a una rappresentazione più libera della natura. Fra Quattrocento e Cinquecento la bruttezza smette progressivamente di essere soltanto una deviazione dalla perfezione: il deforme, il grottesco e il caricaturale diventano strumenti per osservare la realtà e sperimentare nuovi linguaggi. Nasce così anche la “bella bruttezza”: anche quanto appare sgradevole, dunque, può acquistare valore estetico grazie all’abilità dell’artista.

Il percorso accosta ritratti idealizzati e corpi fuori norma, la bellezza attribuita a Simonetta Vespucci e la figura del nano Morgante, ritratto da Agnolo Bronzino, insieme agli studi di Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer sulla fisionomia e sulla deformazione. C’è spazio anche per mostri e prodigi, cosmetici e ricettari di bellezza, fino alle cosiddette “coppie ineguali”, nelle quali giovinezza e vecchiaia, fascino e deformità convivono nella stessa immagine.

Il titolo richiama inevitabilmente alla memoria Storia della bellezza e Storia della bruttezza, i due volumi curati da Umberto Eco e pubblicati rispettivamente nel 2004 e nel 2007. Anche Eco mostrava come bello e brutto non siano categorie immutabili, ma definizioni che cambiano nel tempo e si chiariscono spesso l’una attraverso l’altra. Nei materiali ufficiali della mostra, tuttavia, non viene indicato un omaggio diretto allo scrittore e semiologo, ma resta certo significativa la consonanza dei temi.

Rispetto all’ampio viaggio storico proposto da Eco, l’esposizione milanese restringe lo sguardo al Rinascimento, osservato attraverso il confronto fra artisti italiani e dell’Europa settentrionale. Il risultato è un’indagine su un’epoca meno ossessionata dalla perfezione di quanto suggeriscano le sue immagini più celebri.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.