Dal panzerotto pugliese all’arancina siciliana, dalla piadina romagnola al lampredotto fiorentino: l’Italia scopre sempre di più il gusto di mangiare per strada. E quello che poteva sembrare un fenomeno legato a mode gastronomiche sta diventando un vero segmento della ristorazione nazionale.
A certificarlo sono i dati del Registro delle Imprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere. Al 31 marzo 2026 le attività riconducibili allo street food erano 4.286, contro le 2.271 registrate alla stessa data del 2016: 2.015 imprese in più e una crescita dell’88,7% in dieci anni.
È cambiata soprattutto la geografia del fenomeno. Nel 2016 erano 1.258 i Comuni italiani nei quali si trovava almeno un’impresa del settore; oggi sono 1.975, ben 717 in più. In pratica, lo street food è presente ormai in oltre un Comune italiano su quattro, mentre dieci anni fa lo si trovava in poco più di uno su sei.
Il fenomeno non vive più soltanto nelle metropoli. Food truck, chioschi e attività ambulanti hanno conquistato località turistiche, piccoli centri, borghi e aree costiere, accompagnando la crescita di un turismo sempre più interessato anche all’esperienza gastronomica locale. Una formula che mette insieme prezzi generalmente accessibili, consumo informale e prodotti legati al territorio.
La classifica regionale riserva qualche sorpresa. La Lombardia resta prima con 544 imprese, ma subito dietro arrivano Sicilia con 514 e Puglia con 510. Seguono Lazio, con 371 attività, e Campania con 361. Complessivamente Sud e Isole raccolgono 1.974 imprese, circa il 46% dell’intero comparto nazionale.
Se dalle regioni si passa alle province, Milano conserva il primato con 256 attività, davanti a Roma con 230. Sul terzo gradino sale Lecce, con 192 imprese, davanti a Torino (170) e Napoli (162). Cambia nuovamente tutto osservando i singoli Comuni: qui Roma supera Milano per un soffio, 129 attività contro 128. Più distanti Torino con 78, Palermo con 48 e Bari con 44.
Il dato più interessante riguarda non dove si mangia, bensì chi vende. Lo street food italiano resta un settore di piccoli imprenditori: 3.157 attività, il 73,7% del totale, sono imprese individuali. In dieci anni, però, le società di capitale sono passate da appena 105 a 620, portando il proprio peso dal 4,6 al 14,5% del comparto. Quasi sei volte quelle del 2016.
Dietro il furgoncino colorato e il cartoccio da mangiare a spasso, dunque, sta crescendo un business sempre più organizzato. Un’evoluzione favorita anche dal cambiamento delle abitudini dei consumatori: meno rigidità tra pranzo e cena, maggiore ricerca di formule veloci e informali e, soprattutto nelle destinazioni turistiche, voglia di assaggiare i prodotti del territorio senza necessariamente sedersi al ristorante.
Il risultato è una piccola rivoluzione gastronomica che in dieci anni ha portato lo street food dalle piazze delle grandi città a quasi duemila Comuni italiani. Con un paradosso tutto italiano: cambia il modo di mangiare, ma ad alimentare la novità sono spesso le ricette più antiche.

