Ci sono artisti che bisogna conoscere per capire la musica di un Paese e altri che, ascoltandoli, finiscono per raccontartelo. Lucio Dalla appartiene a entrambe le categorie. Nelle sue canzoni ci sono Bologna e il mare, le piazze e le periferie, l’Italia che parte e quella che resta, santi, marinai, automobili, bar, amori e personaggi che sembrano incontrati per strada. C’è persino un futuro immaginato nel 1979 che continuiamo ostinatamente ad aspettare ogni Capodanno.
Dalla è stato anche uno dei musicisti italiani capaci di portare tutto questo fuori dai confini nazionali. Nato artisticamente nel jazz, attraversò cinque decenni di musica arrivando a un pubblico internazionale. Nel 1986 portò negli Stati Uniti una tournée con gli Stadio, registrando al Village Gate di New York il concerto che sarebbe diventato DallAmeriCaruso. A quell’album aggiunse all’ultimo momento una canzone scritta dopo essere capitato nell’albergo di Sorrento dove aveva soggiornato Enrico Caruso: “Caruso”. Sarebbe diventato il suo brano più internazionale, reinterpretato negli anni, tra gli altri, da Luciano Pavarotti, Céline Dion, Julio Iglesias, Andrea Bocelli e Mercedes Sosa.
Anche l’ultima tappa della sua vita ebbe qualcosa di simbolico. Dalla, che aveva cominciato suonando clarinetto e sax nel jazz, tenne il suo ultimo concerto il 29 febbraio 2012 a Montreux, in Svizzera. Morì lì il giorno successivo e non poté portare a termine la tournée europea che avrebbe dovuto proseguire fino a Berlino.

Lucio Dalla_CopyRight Luigi Ghirri
Quattordici anni dopo, dunque, intitolare una nuova raccolta “Sono Lucio” ha un significato meno scontato di quanto sembri. Non è tanto Dalla che si ripresenta a chi lo conosce già, quanto un modo di presentarlo a chi nel 2012 era bambino o non era ancora nato.
L’antologia, pubblicata il 18 settembre da Sony Music Italy in collaborazione con Fondazione Lucio Dalla e Pressing Line, nasce proprio con questa ambizione. «L’approccio è trattare la musica di catalogo come musica nuova, sempre estremamente contemporanea», ha spiegato durante la presentazione Luca Fantacone, Director Catalogue di Sony Music Italy. L’obiettivo è «trovare un nuovo pubblico, non semplicemente rivendere qualcosa a qualcuno che ce l’ha già».
Diciotto, 31 o 40 modi per incontrare Dalla
Anche la scelta delle canzoni segue questa logica. «Il primo incontro con Lucio Dalla necessita delle canzoni essenziali, non per forza di tutte le più belle», ha osservato Giorgio Zampollo, Head of Marketing Catalog di Sony Music.
Il numero cambia a seconda del supporto: il doppio vinile contiene 18 brani, il doppio CD ne propone 31, mentre la versione digitale arriva a 40. Tutti sono stati rimasterizzati partendo direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz/24 bit con il marchio Archivio del Suono. Le differenze nelle tracklist servono anche a rispettare i limiti fisici del vinile senza sacrificarne la qualità.
Ci sono naturalmente Caruso, 4/3/1943, Come è profondo il mare, L’anno che verrà, Anna e Marco, Futura, Cara, Piazza Grande, Attenti al lupo e Canzone. Nel doppio CD trovano spazio anche Nuvolari, Washington, Henna e La strada e la stella.
Persino l’ordine è stato studiato. Paolo Piermattei, che ha lavorato con Dalla per undici anni, ha spiegato di avere cercato di restituire alla raccolta una sorta di ascolto dal vivo, costruendo successioni e alternanze sulla memoria di come Dalla concepiva le scalette dei suoi concerti.

Lucio Dalla in mare, fotografato da Luigi Ghirri_CopyRight Luigi Ghirri 2_b
Lucio visto da Luigi
L’altra metà di Sono Lucio è fatta di immagini. Per la copertina è stata scelta una fotografia di Luigi Ghirri – altro emiliano celebre nel mondo – mentre il titolo è scritto con la calligrafia dello stesso Dalla. All’interno, altri scatti raccontano il musicista attraverso lo sguardo di un fotografo che non era soltanto un collaboratore, ma un amico.
Il rapporto tra i due risaliva agli anni Settanta e si consolidò negli anni Ottanta. Ghirri documentò anche il periodo di DallAmeriCaruso, oltre a tournée e momenti privati ai quali aveva accesso proprio grazie al rapporto personale con Dalla. «Concedere l’utilizzo di fotografie di Luigi per questo album di Lucio non è stato solo un piacere, ma anche una grande emozione», ha spiegato Adele Ghirri, presidente della Fondazione Luigi Ghirri. La loro è stata una «storia d’amicizia che continua», costruita attraverso “immagini per la musica”.
Tra gli elementi scelti per raccontare Dalla ricorre soprattutto il mare, presenza costante nella sua vita e nella sua opera. Non a caso l’edizione numerata del doppio vinile colorato è stata chiamata “Azzurro Mare” ed è andata sold out già pochi giorni dopo l’annuncio. Restano disponibili il doppio LP nero da 180 grammi, il doppio CD e la versione digitale.

Sono Lucio_2CD_b
Anna e Marco, quasi cinquant’anni dopo
L’operazione di attualizzazione passa anche dalle immagini in movimento. Insieme alla raccolta è stato pubblicato un video di “Anna e Marco” diretto da Marco Pellegrino, che nel 2019 aveva già firmato il videoclip de L’anno che verrà.
«Anna e Marco è una canzone che non ha nemmeno una ruga», ha spiegato il regista. Da qui la scelta di non ricostruire il 1979, ma di trasportare i due protagonisti nel presente: compare il cellulare, la moto diventa un monopattino e la vicenda si svolge volutamente in un “non luogo”, evitando di legarla soltanto alla Bologna nella quale la canzone nacque. Rimane però un Resto del Carlino, piccolo filo che riporta all’universo di Dalla.
È un esperimento che riassume bene l’intera operazione: cambiare il contesto senza cambiare le canzoni, per vedere se riescono ancora a parlare a chi è nato decenni dopo di loro.
Quello che non conosciamo ancora
E mentre Sony rimette in circolo quello che di Lucio Dalla conosciamo, potrebbe esserci ancora qualcosa che non conosciamo affatto. Durante la presentazione Zampollo ha raccontato che continua il lavoro di ricerca fra archivi italiani ed esteri, nastri e multitraccia. Alla domanda se sia emerso materiale inedito, la risposta è stata tanto breve quanto promettente: «Abbiamo ritrovato qualcosa». Per ora, però, non si dice cosa.
Per un’antologia nata per presentare Lucio Dalla a chi deve ancora scoprirlo, sapere che forse c’è ancora qualcosa di Dalla da scoprire per tutti è quasi la conclusione perfetta.

